E alla fine arriva anche la presa di posizione del patron Paolo Fresu, organizzatore di Time in Jazz, il festival che ha fatto tappa all’Agnata, casa sarda di Fabrizio De André, con il concerto di Diodato preceduto dalla contestazione a Matteo Salvini. 

Ieri Fresu aveva fatto sapere di aver annotato, a margine degli appunti presi in quell’occasione, le parole «tolleranza,  condivisione,  uguaglianza e accoglienza». Qualcuno ha interpretatola sua esternazione come una risposta ad Alice De André, nipote del cantautore e autrice di un’invettiva contro il leader della Lega. Fresu non ci sta.  

«Non era una risposta ad Alice De André o una critica nei confronti di chi ha manifestato né tantomeno (e soprattutto) una difesa di Salvini, che è per noi l’antitesi di quei valori», spiega il jazzista di Berchidda. «Sapendo che il Ministro sarebbe venuto a L’Agnata avevamo annotato quelle parole affinché arrivassero a lui. Credo fosse l’unico modo che avevamo per manifestare il dissenso verso una persona di cui non stimiamo né il pensiero né l’operato».

Poi le precisazioni: «Noi non abbiamo invitato Salvini. Noi non avremmo mai invitato Salvini. Noi non abbiamo il diritto di cacciare nessuno, soprattutto dalla casa degli altri». Sul posto c’era anch Dori Ghezzi, moglie di De André. «Noi», continua Fresu, «abbiamo il diritto di manifestare ed esprimere dissenso, e lasciare che chiunque possa farlo. Noi difendiamo l’etica del lavoro di tutte le persone che hanno organizzato questo e gli altri appuntamenti in corso fino al 16 agosto nel nostro festival. Noi facciamo musica per navigare e non per naufragare».

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