Pesca e acquacoltura, la sfida del Flag Nord Sardegna: «Possiamo diventare leader in Italia»
Al via il press tour "Il mare che lavora". L'Isola è già prima per le ostriche, ma per battere la crisi del clima e la carenza di giovani serve un piano politico specificoPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
La Sardegna può candidarsi a diventare leader in Italia nel settore ittico, dell'acquacoltura e della molluschicoltura. Con il giusto sostegno della politica, valorizzando competenze, risorse ambientali e cultura del cibo, l'Isola potrebbe contribuire a soddisfare il crescente fabbisogno di prodotti ittici che oggi viene coperto in larga parte ricorrendo alle importazioni, con una conseguente pressione sui mari e sulle risorse.
Parte da Olbia il messaggio del Flag Nord Sardegna, che ieri mattina ha inaugurato il press tour “Il mare che lavora. Il mare che accoglie”, alla scoperta delle realtà produttive della costa. Due giornate, da San Teodoro a Stintino (dove il percorso proseguirà oggi) per entrare nei luoghi in cui l'economia blu prende forma ogni giorno, conoscere direttamente pescatori, acquacoltori e operatori della filiera e raccontare una Sardegna costiera nella quale produzione, comunità locali, tutela dell'ambiente e diversificazione economica sono sempre più legate tra loro. La presenza, negli stessi giorni, della prima iniziativa di incontro tra le reti nazionali europee dei Flag, promossa da Famenet, ha creato, inoltre, un collegamento diretto tra la dimensione locale e quella europea, aprendo, così, uno spazio di confronto tra operatori, comunità costiere, stampa e reti che, in diversi Paesi europei, lavorano sullo sviluppo locale partecipativo nel settore della pesca e dell'acquacoltura.
Sulla necessità di guardare al futuro della filiera si è concentrato l'intervento di Benedetto Sechi, presidente dell'Agenzia di sviluppo locale Flag Nord Sardegna , che ha ne ha inquadrato le attività nel più ampio obiettivo di animazione economica del settore ittico. Prima tappa del press tour è stata dedicata all'acquacoltura e alla molluschicoltura, con la visita alla Compagnia Ostricola Mediterranea. Alessandro Gorla ha illustrato alla stampa le diverse fasi della lavorazione delle ostriche, consentendo ai partecipanti di osservare da vicino anche le attività in acqua negli impianti di allevamento. Un'esperienza che ha permesso di conoscere il lavoro, l'attenzione e le competenze necessarie prima che il prodotto arrivi sulla tavola. Non soltanto produzione, dunque. Al centro dell'attività ci sono anche il benessere degli animali allevati, la qualità delle acque e la sostenibilità ambientale. La Sardegna possiede condizioni naturali favorevoli e competenze che potrebbero consentirle di rafforzare il proprio ruolo nel panorama italiano. «È la regione che produce più ostriche, anche di grande qualità», sottolinea Sechi, ricordando però come la produzione nazionale riesca oggi a soddisfare soltanto una piccola parte della domanda interna. Le potenzialità sono legate anche alla possibilità di valorizzare maggiormente gli stagni e le aree costiere vocate alla molluschicoltura.
«Abbiamo decine di ettari di stagni dove l'ostrica può crescere bene», spiega Sechi, «possiamo avere un ruolo importante, ma serve un piano specifico». La necessità è quella di accompagnare una trasformazione già in corso. La produzione di ostriche, un'attività che fino a pochi anni fa era quasi marginale, sta crescendo rapidamente e può diventare una componente più redditizia del paniere delle imprese. Una diversificazione verso l'ostricoltura che interessa anche il territorio di Olbia, dove la molluschicoltura conta circa 200 addetti e quest'anno ha dovuto fare i conti con il caldo. A raccontare le difficoltà è stato Gianmario Degortes di Olbia Mitili Agricola, che ha ospitato il press tour nella tappa olbiese, con tanto di pranzo a base del prelibato mitile.
«L'aumento delle temperature dell'acqua, arrivata a 31 gradi, ha causato la perdita di almeno 15mila quintali di prodotto», ha spiegato Degortes. Un colpo pesante per un comparto che deve ora fare i conti con condizioni ambientali sempre più difficili e ripensare i cicli produttivi. «La stagione tende a concentrarsi maggiormente tra settembre e luglio, mentre agosto, proprio quando la domanda del mercato può essere più elevata, rischia di coincidere con una fase nella quale il prodotto non è disponibile nelle quantità necessarie».
La sfida è quindi trovare soluzioni che consentano di adattare gli allevamenti alle nuove condizioni. Si studiano produzioni a maggiore profondità, aree più esposte e nuove tecniche di allevamento, insieme alla diversificazione delle specie. Ed è qui che tornano le ostriche, la cui produzione nel territorio è aumentata proprio negli ultimi 4/5 anni. Una risposta possibile alle difficoltà della mitilicoltura, ma anche una nuova opportunità economica per il territorio. Dalla due giorni, che rientra nelle attività di comunicazione e disseminazione del flag Nord Sardegna per far conoscere i risultati della programmazione Feamp 2014-2022 e gli obiettivi della nuova Feampa 2021-2027, arriva anche l'appello a riavvicinare i giovani alle professioni del mare attraverso percorsi formativi specifici.
«Nell'arco di circa dieci anni, a livello nazionale e con ricadute anche sulla Sardegna, il settore ha perso una quota molto significativa dei propri addetti, arrivando a circa la metà, mentre l'età media degli operatori rimasti continua a crescere», ha affermato Sechi, «I giovani non trovano particolarmente attraente questo mestiere». La soluzione passa allora anche dalla capacità di rendere il settore più moderno, articolato e capace di generare nuove opportunità: pesca, acquacoltura, molluschicoltura e diversificazione possono diventare pezzi di una stessa strategia.
