A distanza di un anno dal delitto di Conca Entosa, Emanuele Ragnedda ribadisce la sua posizione con una lettera che, attraverso i suoi difensori, ha fatto uscire dal carcere di Bancali.

L’imprenditore di Arzachena si rivolge anche ai familiari di Cinzia Pinna. Ragnedda dice: «Dopo mesi di sofferenza e riflessione interrompo il silenzio mediatico per invitare al rispetto alla prudenza e al garantismo che questa tragedia merita. Una vicenda che ha travolto e sconvolto le vite di due esseri umani, ognuno dei quali aveva le proprie criticità e le proprie positività, e delle rispettive famiglie e comunità. In questi mesi sono rimasto inerme davanti alla creazione di una narrativa basata su informazioni parziali, sommarie e spesso del tutto false. Una narrazione che ha portato al deterioramento di legami affettivi, familiari e sociali, nella quale fin troppo è stato dato per scontato. Fino ad oggi ho scelto di accettare tutto questo per rispetto del dolore che questa vicenda ha causato a tutti noi. Adesso sento il dovere di ribadire ciò che ho vissuto».

«Mi sono trovato – è la sua versione – nella peggiore delle condizioni umane, quella di dovermi difendere da una aggressione violenta, immotivata ed ingestibile. Una reazione imposta dall'istinto di sopravvivenza che ha avuto, purtroppo, un esito tanto tragico quanto involontario. Ho affrontato i giorni seguenti in uno stato di incredulità e angoscia finché ho trovato la forza di raccontare tutto alle autorità e affidarmi alla giustizia con tutto me stesso, assumendomi la responsabilità di un gesto disperato compiuto in circostanze ingestibili. Circostanze che solo chi come me ha vissuto può davvero capire. Mi sono reso conto, a posteriori, che quei dodici giorni tra il fatto e la sua confessione hanno aggiunto ulteriore angoscia e dolore ai familiari di Cinzia e di questo oggi chiedo perdono».

«Mi preparo – continua – ad affrontare le fasi processuali con totale fiducia negli elementi che aiuteranno a dimostrare che sono stato aggredito, che mi sono difeso e che, purtroppo, questa tragedia si sarebbe potuta e dovuta evitare. La gratitudine di essere ancora vivo è superata dal dolore immenso per quello che è successo. Ogni mio pensiero va a Cinzia, alla sua famiglia e alla mia, con le quali condivido dolore e consapevolezza».

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