Tra mare ed entroterra, per valorizzare il patrimonio ambientale e quello storico e renderli fruibili per tutti: è “Design for all - Olbia città accessibile”, progetto dell'amministrazione comunale, realizzato in collaborazione con Forestas, presentato ieri a Olbia, nato con l'obiettivo di valorizzare la rete sentieristica comunale e trasformarla in un percorso inclusivo. Sono cinque i tracciati da riqualificare per consentire l'accesso anche alle persone con disabilità e da allestire con adeguata segnaletica informativa per orientare le escursioni dei visitatori.

“Rendere Olbia una città davvero accessibile significa costruire un territorio che non lascia indietro nessuno e questo progetto è un passo concreto verso una comunità sempre più inclusiva, aperta e consapevole del proprio valore”, afferma il sindaco, Settimo Nizzi. C'è la foresta demaniale di Sorilis, nella frazione di Berchiddeddu, ricca di stradelli e boschi di pini marittimi che sarà interessata da un sentiero ciclabile, con punto panoramico nella vecchia vedetta antincendio per ammirare dall'alto Tavolara e i rilievi dei monti di Padru e di Alà dei Sardi,  e uno multifunzionale, percorribile agevolmente, nel quale sono previste anche attività sportive, laboratori didattici ed eventi ad hoc. E ce ne sono quattro affacciati sul mare che attraversano la storia della città: tra la macchia mediterranea, da Portisco a Rena bianca, da Marina Maria a Poltu Casu che conserva le tracce lasciate dai marinai di stanza davanti a Capo Ceraso, nelle estati tra il 1907 e il 1914, a bordo della regia nave Officina Vulcano per partecipare alle esercitazioni militari, prima dello scoppio della Prima guerra mondiale. Tra le rocce di Poltu Casu, un pozzo utilizzato dai soldati cifrato con alcune date, un cippo su cui hanno inciso i loro nomi prima di partire per la guerra e una pietra sulla quale è segnata la classe dei marinai, anno 1.891. Nel terzo percorso, da Porto Istana a Costa Corallina ci si imbatte nei forni della calce che testimoniano la presenza della fiorente industria, attiva dall'Ottocento alla prima metà del Novecento, legata al calcare recuperabile a Tavolara e a Capo Figari.

Il sentiero da Sa Testa a Pittulongu, che collega il promontorio alla spiaggia, è punteggiato da resti di fortini, tobruk e strutture militari che testimoniano la fortificazione dell'area a scopo difensivo contro gli attacchi dal mare, durante la Seconda guerra mondiale. “Ogni sentiero ha la sua storia e racconta la storia di chi li ha percorsi prima di noi”, dice l'archeologa Paola Mancini che ha lavorato per ricostruire le tracce storiche e, insieme all'impiegato dell'Ufficio toponomastica del Comune, Sergio Usai, ha contribuito a individuare i percorsi della rete sentieristica di Olbia.

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