Ibridi di cinghiale a Santo Stefano: prosegue il piano di eradicazione ma resta l’allerta
Va avanti a rilento 183 gli esemplari abbattuti nel 2025Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Qualche esemplare di ibrido di cinghiale è stato immesso anche nell’isola di Santo Stefano. A dichiararlo è stato, nel corso dei lavori del direttivo del Parco Nazionale di La Maddalena, il direttore Giulio Plastina. Un gesto deplorevole, che rischia di aprire un nuovo fronte nella già complessa attività di controllo della specie nelle isole dell’arcipelago, a partire dalla più grande e popolata, Maddalena, per proseguire con Caprera e Spargi. Il problema è al centro di un piano di eradicazione avviato da tempo dal Parco Nazionale. Piano che, come ha dichiarato il direttore, «ha consentito di ridurre in modo drastico la presenza degli ibridi di cinghiale, specie alloctona e altamente invasiva con effetti devastanti per il territorio».
Si pensi che a fronte di 500 esemplari abbattuti all’inizio del piano si è scesi, a parità di personale impiegato, di postazioni e di durata delle operazioni, a 183 nell’anno 2025 appena trascorso. “Tra gennaio 2022 (inizio sostanziale delle attività del Piano di eradicazione) e dicembre 2025 abbiamo avuto un calo della popolazione di c.a. il 65% su entrambe le isole di Maddalena e Caprera”, afferma Luca Fadda, referente tecnico scientifico delle attività di eradicazione degli ibridi cinghiale. Numeri che chiaramente mostrano un ridimensionamento significativo della popolazione. Sull’isola di Maddalena la presenza degli ibridi di cinghiale è stata fortemente ridotta sebbene non ancora in termini soddisfacenti (è qui che gli ibridi, essendo l’isola abitata, arrecano maggior danno e rappresentano maggiore potenziale pericolo per l’incolumità delle persone) mentre attualmente si contano circa 80 esemplari a Caprera (popolazione sensibilmente contratta e lo si nota anche ridotte arature del territorio) e circa 70 a Spargi. In quest' isola, come si ricorderà, si verificò d’estate l’attacco di un ibrido a un bambino, episodio che ha riacceso il dibattito sull’urgenza degli interventi, peraltro non semplici, considerata la morfologia di quell’isola, decisamente più piccola rispetto a Maddalena e Caprera ma priva di rete viaria e con una vegetazione fitta e a tratti impenetrabile. Gli interventi di eradicazione vengono effettuati con modalità differenziate: catture tramite gabbie da settembre a luglio e abbattimenti selettivi da metà ottobre a metà aprile. «Un dato estremamente importante e significativo - ha aggiunto il direttore Plastina - riguarda il numero di incidenti stradali provocati dai cinghiali: sono passati da 8 del 2021 a 3 del 2025». Ad ogni modo, le parole sono sempre del direttore Plastina, «gli effetti sugli habitat, sull’avifauna, sull’erpetofauna e su gli endemismi iniziano a notarsi e a restituire informazioni importanti dal punto di vista conservazionistico».
Segnali che confermano l’impatto della specie sugli equilibri naturali e, al tempo stesso, l’efficacia delle misure fin qui adottate. Concluso il piano di eradicazione si dovrà procedere con i monitoraggi e con i contenimenti.
