Eurallumina, il rilancio può attendereAncora tre mesi di cassa integrazione
Fumata grigia dal vertice di Roma per il rilancio di Eurallumina: l'azienda ha chiesto altri tre mesi di tempo per la presentazione di un piano industriale. Intanto i lavoratori resteranno in cassa integrazione.Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
DAL NOSTRO INVIATO
LORENZO PIRAS
ROMA Alla fine si è deciso per un altro rinvio, questa volta di tre mesi. Ma si è fissato un percorso che permetterà di valutare strategie industriali e volontà politiche per il rilancio di Eurallumina. La riapertura degli stabilimenti di Portovesme nel 2010 non ci sarà. Il verbale di accordo - firmato ieri allo Sviluppo economico da Regione, azienda e sindacati davanti ad Antonio Castano, dirigente del ministero con delega per gli stati di crisi - riaccende tuttavia qualche speranza, almeno in prospettiva.
IL VERBALE Si parte dalla prosecuzione della cassa integrazione per i 348 operai. Agli ammortizzatori sociali si farà ricorso fino ad aprile 2011, e ai lavoratori «saranno garantiti modalità e trattamenti economici normativi già in essere». La cassa integrazione non sarà quindi in deroga, ma per definire il livello di straordinarietà presto sarà convocato un incontro alla Regione. Inoltre, Eurallumina ha annunciato di voler verificare le possibilità di utilizzare l'energia termica nelle lavorazioni e di voler trasformare le produzioni. In sintesi, non più allumina metallurgica e basta, poco pagata perché le giacenze di materiale superano l'offerta, ma allumina speciale e idrati, che permetterebbero di aprire l'azienda a mercati di nicchia più remunerativi: ceramiche di pregio e cosmesi.
LA NOVITÀ Entro i primi quindici giorni di aprile, sempre al ministero dello Sviluppo economico, l'operazione vapore sarà chiarita proprio da Enel ed Eurallumina, azienda controllata dai russi della Rusal. In attesa dell'arrivo del metano in Sardegna, previsto per il 2014, sarebbero infatti in corso trattative per lo sfruttamento del vapore prodotto dal carbone nella centrale elettrica sulcitana. Energia termica che si potrebbe utilizzare nei forni al posto dell'olio combustibile. I costi, secondo l'amministratore delegato di Eurallumina Antonio Rosino, sarebbero molto più vantaggiosi: per produrre l'energia termica si spenderebbero 70 dollari a tonnellata di carbone contro i 450 a tonnellata di olio combustibile.
L'INTESA Alla fine la firma è arrivata, anche se l'azienda chiedeva sei mesi per la verifica delle operazioni di rilancio. Invece, in tre mesi dovrà chiarire quali investimenti è disposta a fare. Rosino ha confermato che Eurallumina non è in grado, nell'immediato, di presentare un piano industriale. «Anche perché, se si ripartisse ora, non avremmo guadagni ma perdite per 38 milioni di dollari», ha concluso: «Inoltre, il protocollo d'intesa firmato nella primavera del 2009 non è stato rispettato neppure in un punto, a cominciare dalla restituzione del credito Iva da parte dello Stato, aumentato da 26 a 50 milioni di euro».
LA REGIONE «Un punto fermo è quello della prosecuzione della cassa integrazione», ha commentato l'assessore alla Programmazione Giorgio La Spisa, e con lui quello all'Industria Sandro Angioni. «Riguardo alla prospettiva di ripresa della produzione, dopo le prime proposte generiche dell'azienda, è stato individuato invece un percorso più stringente, con verifiche da avviare subito».
SINDACATI E AMMINISTRATORI Tiepido ottimismo dei sindacati: «Si è tracciato un percorso, ma da Eurallumina volevamo sapere qualcosa di più sulle politiche di rilancio aziendale e sulla questione delle bonifiche del bacino per lo smaltimento dei fanghi rossi», hanno commentato i rappresentanti nazionali, regionali e provinciali della Cisl Giovanni Matta e Fabio Enne, della Cgil Tore Corveddu, Giorgio Asuni e Francesco Carta, della Uil Alessandro Tomba, Mario Cro e Tonino Melis. Perplessi i sindaci di Carbonia, Tore Cherchi, e di Portoscuso, Adriano Puddu: «Non pensavamo di venire a Roma solo per parlare della cassa integrazione».