Una famiglia sul lastrico con la casa a un passo dal pignoramento. Un impresario edile davanti al baratro del fallimento. Un pensionato alle prese con una spesa imprevista, costretto a scegliere: pagare le bollette o mangiare. Loro e tanti altri compagni di sventura, per risollevarsi avrebbero potuto rivolgersi agli amici (che spesso sono messi peggio), al proprio Comune (c'è la fila di indigenti), alle banche o a qualche strozzino. Hanno preferito affidarsi al banchiere dei poveri, un sacerdote di Carbonia protagonista di una rivoluzionaria applicazione del concetto di sostegno economico: il microcredito.

LA MISSIONE Semplice: io ti presto denaro perché sei provvisoriamente in difficoltà, tu mi garantisci sulla parola che me lo restituisci. Don Amilcare Gambella, parroco al Sacro Cuore di Cortoghiana, sta fondando questa missione «educativa - tiene a precisare - proprio sul valore della parola data e della stretta di mano alle quali oggi sembra non credere più nessuno». Don Amilcare e le poche altre persone che, rimanendo nell'ombra, lo aiutano mettendo mano al portafoglio, invece ci crede. Dalla primavera scorsa il sistema del microcredito attivato come emanazione del progetto di Mediazione familiare e destinato a diventare sistematico grazie alla Caritas Diocesana, ha aiutato una quarantina di sfortunati in tutto il Sulcis Iglesiente: hanno ricevuto 93 mila euro, metà dei quali sono già stati restituiti. A scanso di equivoci: senza interessi.

LA CASA A RISCHIO Quando la vita, anche momentaneamente, volta le spalle non esiste una graduatoria del disagio. Ma ci sono storie più disgraziate di altre ed è in alcune di queste che si è imbattuto don Amilcare: «Viene in mente una famiglia con molti bambini: lui aveva perso il lavoro ed erano a un passo dal perdere la casa per cui si erano tanto sacrificati. Con un piccolo credito hanno affrontato l'ultima parte del mutuo prima che l'appartamento finisse all'asta».

L'ARRETRATO INPS Ma al microcredito hanno avuto accesso anche alcuni imprenditori sull'orlo del fallimento. Non potendo più pagare i contributi Inps sarebbero stati tagliati fuori dagli appalti pubblici: «Non ci sarebbe stato più lavoro per i loro operai - analizza il sacerdote - quindi aiutando una persona in particolare abbiamo tenuto in piedi decine di famiglie che dalle imprese dipendevano».

PORTOVESME Dei quaranta beneficiari non sono pochi coloro che, assunti in imprese d'appalto a Portovesme, hanno perso provvisoriamente il lavoro in seguito ai rovesci delle industrie. Singolare, poi, l'aiuto chiesto da quattro persone che il lavoro ce l'avevano, ma non avevano l'auto per spostarsi e quindi mantenere l'impiego: problema risolto con il microcredito.

IL PREZZO DEL DISAGIO In ognuno dei casi affrontati in questo anno, le somme erogate erano diverse secondo il grado di disperazione, ma non si pensi che più alta sia la cifra, maggiore sia il disagio: «Abbiamo prestato - puntualizza don Amilcare - sino a diecimila euro in una volta sola, ma anche chi ha ricevuto 180 euro può trovare enormi difficoltà a restituirli».

DIPENDENTI DALLE COSE Il parroco di Cortoghiana si è spesso soffermato a riflettere sulle cause che hanno portato (anche) questo territorio in uno stato di profondo malessere economico. Il suo discorso esula dalla questione industrie e si fa generale: «Esiste il benessere ma non posiamo più permettercelo e non si riesce più a eliminare le cose di cui siamo diventati dipendenti senza accorgerci della precarietà del voluttuoso».

ANDREA SCANO
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