DA DOVE VENIAMO. Mi sono spesso domandato cosa il fondatore de L’UNIONE SARDA Francesco Cocco Ortu, il 13 ottobre 1889, abbia pensato nel prendere in mano il primo numero del suo giornale.

Mi sono domandato se questo eminente politico liberale cagliaritano abbia gioito, nel leggere il primo numero de L’UNIONE SARDA, soltanto per il momentaneo piacere dato dal vedere realizzato il sogno coltivato a lungo di avere un mezzo di informazione al servizio del movimento liberale di cui era esso stesso il massimo esponente.

Mi sono chiesto se, in qualche modo, non abbia pensato anche ad oggi, a 120 anni dopo, a quelli, come noi, che siamo venuti dopo. Mi fa piacere pensare che l’abbia fatto. Mi fa piacere pensare che il primo editore di questo giornale avesse in mente di creare qualcosa che gli sopravvivesse e che diventasse ciò che poi L’UNIONE SARDA è diventata: memoria e testimonianza quotidiana dell’identità della gente di Sardegna.

Sì, penso sia andata così.

Non si spiegherebbero altrimenti i 120 lunghi anni di storia de L’UNIONE SARDA e la sua resistenza all’usura del tempo se non con il fatto che le cose che nascono, come le imprese, anche per coloro che verranno dopo di noi, assumono un tratto di nobiltà e grandezza tali da renderle resistenti e adatte a superare tutte le avversità.

Infatti, così come la propensione a risparmiare oggi del buon padre di famiglia in favore dei figli e nipoti, o il piantare oggi foreste perché le generazioni future possano godere di una maggiore salubrità dell’aria, o, ancora, investire oggi ingenti risorse nella ricerca per prevenire e curare malattie attualmente incurabili dalle quali in futuro nulla più si avrà da temere, insomma, tutto ciò che l’uomo fa oggi con forza, convinzione e determinazione e che implichi la consapevolezza che ciò che oggi sembra appartenerci, in effetti apparterrà anche a coloro che verranno dopo di noi, ecco, ogni azione umana che abbia questi connotati assume per ciò stesso un tratto di nobiltà e grandezza che la rinuncia al vantaggio immediato risulta largamente compensata.

Così mi piace pensare che L’UNIONE SARDA sia nata, nella mente e nell’azione del suo primo editore, e che, anche per questa ragione, questa impresa editoriale sia arrivata fino a oggi passando attraverso, e accompagnando, le generazioni di sardi succedutesi in questi primi 120 anni di vita.

Così mi piace pensare che questo giornale sia nato per veicolare e diffondere i valori del liberalismo che proprio in particolare nell’Ottocento si affermarono, anche come reazione ai regimi dispotici che ancora dominavano e infestavano l’Europa.

E la tutela e la difesa dei diritti di libertà degli individui, in primo luogo quelli connessi proprio alla libertà di espressione e di stampa, siano stati, mi piace pensare, i primi valori che Cocco Ortu e i suoi soci e amici intesero difendere e diffondere facendo nascere L’UNIONE SARDA.

E nonostante anche questo giornale, come tanti altri, nella sua lunga vita, nel suo passato remoto ma, purtroppo, anche prossimo, abbia subito decisioni editoriali discutibili, tuttavia esso ha nel suo complesso svolto con onore la sua funzione di organo di informazione per i propri lettori, di difensore dei relativi diritti e valori e di custode della loro memoria e della loro identità.

Rendo quindi omaggio ai fondatori e a tutti coloro (editori, direttori, giornalisti, dirigenti, poligrafici, impiegati e agenti pubblicitari), i quali, con il loro impegno, sacrificio e spirito di appartenenza hanno contribuito e consentito al giornale di arrivare fin qui, ben 120 anni dopo.

Essi infatti hanno saputo mantenere alto il nome della testata e hanno fatto sì che L’UNIONE SARDA continuasse a essere l’unico vero giornale dei sardi, difendendolo in silenzio e con successo dai tentativi, anche recenti, ancorché velleitari, di demolirne il prestigio, l’autorevolezza e la credibilità presso i propri lettori e inserzionisti.

CHI SIAMO. Siamo oggi il Gruppo editoriale leader in Sardegna, libero e indipendente, con i bilanci in ordine e con gli indicatori tipici di questo settore tutti positivi, dalle copie vendute in edicola alle inserzioni pubblicitarie, dal tasso di innovazione tecnologica alla capacità produttiva, dalla presenza sul territorio alla correttezza e trasparenza nella gestione aziendale.

Dopo 10 anni di duro e intenso lavoro dall’acquisto de L’UNIONE SARDA, dopo investimenti ingenti e cambiamenti radicali nel prodotto editoriale, nel nuovo centro stampa, nei processi produttivi, nella concessionaria di pubblicità, nelle iniziative editoriali con oltre cinque milioni e mezzo di libri stampati e venduti in edicola della nostra Biblioteca dell’Identità, siamo il Gruppo editoriale regionale di maggior successo nel panorama editoriale italiano di oggi.

Siamo il punto di riferimento, in Sardegna, per tutti coloro che vogliono avere una informazione libera e indipendente, autorevole e credibile, capace di difendere gli interessi della Sardegna rispetto a qualunque potentato economico e politico, sia che si tratti di scorie nucleari che di rifiuti urbani importati, chimica predatoria del parastato che di pale eoliche in mare. O che si tratti di denunciare la pochezza di parte della classe politica passata e di parte di questa presente nell’elaborare una seria e credibile strategia di sviluppo economico e diffusione del benessere, compatibili con quello che siamo, che sappiamo fare, che possiamo fare, nel rispetto dell’immenso patrimonio paesaggistico e ambientale che abbiamo ereditato, senza quindi eccessi ma anche senza radicalismi stupidi e inutilmente dannosi.

Negli ultimi dieci anni abbiamo cambiato tutto, proprio tutto, di ciò che comprai nel 1999, e, con il trasferimento nella nuova sede attualmente in costruzione previsto per l’anno prossimo, nulla, neppure una molecola sarà rimasta ne L’UNIONE SARDA del futuro di quelle acquistate 10 anni fa.

Il mio articolo di presentazione come nuovo editore, pubblicato subito dopo l’acquisto de L’UNIONE SARDA S.p.A., aveva come titolo "Cambiare per crescere".

Bene, siamo cambiati e siamo cresciuti, nel continuo e crescente apprezzamento della stragrande maggioranza dei nostri lettori e inserzionisti (il patrimonio immateriale, questo, più prezioso che possediamo), dei nostri clienti, fornitori, dipendenti e collaboratori e di tutti coloro i quali direttamente o indirettamente hanno avuto o mantengono rapporti con noi. Un sentito ringraziamento a tutti.

DOVE VOGLIAMO ANDARE. Benché la posizione di leadership oggi consolidata ci consenta di fermarci e di cogliere fino in fondo i frutti dell’immenso lavoro fatto, la rivoluzione in atto nel mondo dei media ci impone di continuare sulla strada dell’innovazione di prodotto e di processo, contrastando quello che si prospetta come un declino in accelerazione del modello imprenditoriale di settore che ha resistito da qualche secolo a questa parte: produzione di contenuti, stampa e distribuzione nelle edicole, quale processo di soddisfacimento del bisogno primario di essere informati.

Oggi questo modello comincia a presentare crepe sempre più evidenti, a cominciare dalla emorragia delle copie, dalla contrazione della pubblicità nazionale e dai bilanci sempre più in sofferenza soprattutto dei grandi gruppi editoriali nazionali e internazionali.

L’avvento della televisione e della radio prima, di internet poi e la diffusione massiccia del telefonino come ulteriore canale informativo del prossimo futuro, ha modificato e sempre più modificherà gli stili di vita e di consumo della gran parte di noi.

Così per l’informazione. Fino a non pochi anni fa andavamo in edicola a comprare il nostro giornale preferito per soddisfare un bisogno primario: informarci sui fatti di cronaca locale, nazionale e internazionale del giorno prima.

Oggi sappiamo tutto in tempo reale, in parte dalla televisione e dalla radio e ancora più tempestivamente dal web, mentre domani la combinazione "web + telefonino" sarà il mezzo attraverso il quale saremo costantemente collegati e connessi con l’intero pianeta.

Questa rivoluzione, tecnologica, contenutistica e di mercato, in corso di svolgimento oggi e dagli imprevedibili sviluppi nel futuro, ci impongono di rielaborare quindi la nostra strategia per fronteggiare i radicali cambiamenti che si prospettano nel settore.

Come tutti sappiamo i cambiamenti implicano rischi e opportunità: rischi perché si lascia, o si è costretti a lasciare, ciò che ci è noto, "su connottu", il certo, il già visto e sperimentato per l’incerto e l’ignoto e senza garanzia di risultato.

Opportunità perché cambiare, o perché costretti a cambiare, può significare cogliere opportunità altrimenti perse di fare meglio, di produrre e offrire al proprio pubblico un prodotto migliore e un servizio migliore, allargare il proprio mercato di riferimento e creare nuove occasioni di lavoro per i giovani e di incremento dei propri ricavi.

Così, proprio ieri, 12 ottobre 2009, abbiamo approvato il nuovo piano strategico che ci dovrà accompagnare e portare, con il lavoro e l’impegno quotidiani, nel nuovo mondo dei media che verrà, scegliendo di non subire supinamente gli eventi ma di governarli, cogliendo tutte le opportunità che si presenteranno.

In qualunque modo infatti i nostri attuali lettori, telespettatori, radioascoltatori e internauti decideranno di informarsi nel futuro più o meno lontano, noi dovremo esserci. E ci saremo.

Noi saremo presenti per soddisfare i bisogni informativi dei sardi in Sardegna e dei sardi nel mondo, 24 ore su 24, la mattina a casa o in ufficio con il quotidiano, in macchina con la radio, la sera con la televisione e in qualunque altro luogo con il web o con il telefonino, con le nostre testate L’UNIONE SARDA, VIDEOLINA, RADIOLINA e UNIONESARDA.it, autorevoli e credibili, con la professionalità dei nostri giornalisti multimediali e con le strutture operative delle nostre aziende.

Noi ci saremo e continueremo ad essere centrali nella memoria e nel sentimento identitario di tutti i sardi.

Noi ci saremo e continueremo a difendere gli interessi della Sardegna e i valori liberali che abbiamo nel nostro Dna. E saremo presenti perché di ciò che facciamo oggi per il nostro attuale piacere e per la nostra contingente gratificazione, potranno beneficiare coloro che in futuro verranno e che mai potrebbero perdonarci di avere lasciato morire una così prestigiosa testata, peraltro non onorando nel giusto modo quanto fu sicuramente pensato, desiderato e voluto dai fondatori di questo giornale il 13 ottobre 1889: L’UNIONE SARDA.

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