«La desertificazione bancaria in Sardegna ha superato il livello di guardia, trasformandosi in una vera emergenza sociale ed economica che mina il diritto alla cittadinanza e lo sviluppo del territorio».

Lo denunciano Antonello Spiga, segretario generale regionale di Uilca Sardegna, e Fulvia Murru, segretaria generale della Uil Sardegna. «Non possiamo più assistere passivamente alla chiusura sistematica degli sportelli, e della continua riduzione di personale, che lascia interi comuni e migliaia di cittadini, soprattutto i più anziani e le fasce deboli, privi di servizi essenziali», sottolineano UilCa e Uil Sardegna.

«La logica del profitto immediato perseguita dai grandi gruppi bancari sta drenando risorse dal territorio senza restituire stabilità occupazionale né supporto alle imprese locali - afferma Spiga -. Ogni filiale che chiude è un presidio di legalità e sviluppo che scompare, con un impatto devastante sull'occupazione del settore e sull'indotto».

Secondo Murru «lo spopolamento dei servizi bancari è l'altra faccia della medaglia dello spopolamento demografico della nostra isola. Senza un accesso agevole al credito, le nostre piccole e medie imprese muoiono e i giovani sono costretti ad andarsene. La digitalizzazione, seppur necessaria, non può essere l'alibi per abbandonare la presenza fisica in Sardegna».

Da qui l'appello alla Regione, alle Istituzioni locali, all'Abi e a tutte le associazioni di categoria. «È necessario fare fronte comune. Chiediamo con forza l'istituzione immediata di un confronto e monitoraggio presso l'assessorato della Programmazione o della Presidenza della Regione - concludono Murru e Spiga -. La Sardegna non può permettersi di diventare un deserto finanziario. Senza banche non c'è credito, senza credito non c'è impresa, e senza impresa non c'è lavoro. Difendere gli sportelli significa difendere il futuro della nostra regione».

(Unioneonline/A.D)

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