Stop all'obbligo della presenza dei medici di medicina generale nelle case di comunità e trasformazione in adesione volontaria. Lo chiede all'assessora della Sanità ad interim, la governatrice Alessandra Todde, e al direttore generale dell'assessorato alla Sanità, Thomas Schael, il sindacato Snami nel giorno in cui si tiene a Cagliari un incontro per decidere il futuro organizzativo delle Case di comunità.

«L'introduzione di un obbligo, infatti, rischierebbe di determinare un aumento dei prepensionamenti e lo spostamento dei medici verso altri comparti, creando ulteriori e irrimediabili carenze nel settore dell'assistenza territoriale - osserva lo Snami - A tal proposito, si chiede se la Regione abbia già definito, anche se al momento non ancora espresso formalmente, il numero di medici che dovrebbero essere presenti in ogni Casa di Comunità. Si chiede inoltre quale sarà, nello specifico, l'attività medica da svolgere all'interno delle Case di Comunità».

Altro capitolo gli Ascot (sigla che sta per ambulatorio straordinario di comunità territoriale) che, «allo stato attuale, presentano diverse criticità: dagli orari ridotti, spesso limitati a tre o quattro ore al giorno a fronte delle dodici ore di assistenza diurna, alla mancata effettuazione delle visite domiciliari se non in casi eccezionali, fino alle lunghe attese per i pazienti, spesso anche all'aperto e all’impossibilità, per alcuni pazienti, di essere visitati a causa della conclusione del turno e all’impossibilità di contattare i medici se non recandosi fisicamente presso la sede Ascot».

«Nonostante tali criticità - spiega però lo Snami - gli ambulatori rappresentano spesso l'unico presidio medico, seppur a ranghi ridotti, in paesi privi di assistenza sanitaria e nei quali non sono presenti altre figure mediche».

Per il sindacato, «la continuità assistenziale versa in una situazione di gravissima carenza di organico, sia per quanto riguarda i medici titolari sia per quanto riguarda i cosiddetti medici 'volanti' trimestrali».

(Unioneonline)

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