La zona del Piano insediamenti produttivi (Pip) di Carbonia si avvia al tutto esaurito. Ma le associazioni di categoria avvertono: a seguito della crisi delle grandi industrie e con tutte le richieste che stanno giungendo dal mondo dell’artigianato e dei servizi, ritardare l’ampliamento del Piano degli insediamenti produttivi potrebbe rivelarsi un altro colpo basso per l’economia e per l’occupazione. “Finito un Piano se ne deve fare subito un altro – avverte Giorgio Lunardi, responsabile provinciale della Confartigianato – esiste una grande richiesta di piccoli lotti da parte di piccole imprese che hanno l’ambizione di affermarsi a livello locale, e conseguentemente i fondi solo per comprare lotti modesti”. Del resto tra i 75 imprenditori (35 dei quali già operativi in via Nazionale) che hanno acquisito un lotto, moltissimi sono a capo di aziende a gestione familiare. “È la riscoperta della piccola e media impresa – sottolinea Carlo Loni, segretario territoriale della Cna – dovuta parte alla crisi di Portovesme, parte al fatto che molte aziende non possono più operare nel tessuto urbano ma sono state costrette ad insediarsi in periferia e in questo momento Carbonia è stata una delle poche realtà in grado di accoglierle”.
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