«La revoca dell’Autorizzazione Unica relativa al progetto di Villa Joy da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso il Dipartimento per il Sud, rappresenta la parola fine su una vicenda che ha visto il popolo sardo opporsi con determinazione a un intervento considerato incompatibile con la tutela di uno dei tratti più preziosi della nostra costa. Ma proprio ora che Cala Finanza è stata salvata, assistiamo al tentativo, tanto prevedibile quanto maldestro, di alcuni esponenti del campo largo di attribuire alla Regione Sardegna meriti che non le appartengono. La verità è un’altra e non può essere riscritta». Così Pietro Pittalis, segretario regionale di Forza Italia, sul via libera revocato dal Governo, al contestato progetto Tavolara Bay a Cala Finanza.

«La Regione Sardegna non ha salvato Cala Finanza – prosegue Pittalis – . Non è stata la Giunta regionale a determinare questo risultato. Non bastano le dichiarazioni rilasciate a giochi fatti per cambiare il corso degli eventi».

Passaggio decisivo, spiega ancora l’esponente di Forza Italia «è stato la revoca della delibera del Consiglio comunale di Loiri Porto San Paolo, l’atto che aveva consentito il rilascio dell’autorizzazione nell’ambito della ZES. Atto imbarazzante, anche alla luce del conflitto e della commistione di interessi fra amministratori del comune e dell’impresa interessata. Una revoca che il Comune non ha adottato spontaneamente, ma alla quale è stato costretto dalla straordinaria mobilitazione popolare che ha coinvolto cittadini, comitati, associazioni e migliaia di sardi. Solo dopo la revoca di quel presupposto giuridico essenziale, il Governo nazionale ha correttamente disposto l’annullamento dell’Autorizzazione Unica. È questa la sequenza dei fatti. Tutto il resto è propaganda».

«Respingiamo con fermezza – la conclusione – ogni tentativo di appropriarsi di una vittoria che appartiene esclusivamente ai sardi. Chi oggi cerca di intestarsela dovrebbe spiegare quale atto concreto abbia adottato per impedire quella speculazione. La risposta è semplice: nessuno. Il merito va al popolo sardo, che con una mobilitazione civile e determinata ha costretto il Comune a fare un passo indietro, e va al Governo, che ha preso atto della sopravvenuta mancanza del presupposto giuridico e ha revocato il provvedimento. Nessun merito, invece, può essere attribuito alla Regione Sardegna né agli esponenti del campo largo, che oggi tentano di salire sul carro dei vincitori».

(Unioneonline)

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