Morte di Manuela Murgia, la famiglia insiste e chiede nuovi accertamenti sul Dna
Dopo il rigetto alla richiesta di proroga delle indaginiPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Gli avvocati dei familiari di Manuela Murgia intervengono dopo il no alla proroga delle indagini disposta dal Gip del Tribunale di Cagliari sul caso della giovane che il 4 febbraio 1995 venne trovata senza vita nel canyon di Tuvixeddu.
Sullo stato degli accertamenti scientifici, scrivono in una nota gli avvocati Bachisio Mele, Maria Filomena Marras e Giulia Lai, «è bene ricordare che dal capello ritrovato nello stivaletto della vittima è stato ricavato un profilo genetico maschile completo che, a oggi, non risulta attribuito a nessuno: non ad Astero (ex fidanzato della ragazza, ndr), la cui estraneità a questa specifica traccia è già stata accertata, ma nemmeno a qualcun altro».
Da qui arriva la richiesta di inserire il profilo identificato «nella banca dati nazionale del Dna, istituita dalla legge 85 del 30 giugno 2009: solo confrontandolo con i profili già registrati, e con quelli che vi saranno inseriti in futuro, sarà possibile verificare se appartenga a una persona già nota alle forze dell'ordine, oppure identificarla in un secondo momento. Senza questo confronto, il profilo resterebbe un dato isolato, privo di qualunque sviluppo investigativo».
I familiari hanno chiesto «anche altri due accertamenti, riguardanti tracce già emerse nel corso dell'incidente probatorio. Sulla cintura della vittima – scrivono i legali - hanno richiesto una nuova analisi alla ricerca di Dna "da contatto" (touch Dna): una tecnica diversa da quella già impiegata per la ricerca di impronte digitali, poiché l'assenza di impronte non esclude la presenza di materiale genetico». Sugli indumenti intimi della vittima hanno poi richiesto «un approfondimento sul cromosoma Y, per chiarire alcuni segnali già rilevati nelle analisi precedenti ma non ancora del tutto conclusivi sulla presenza di materiale biologico maschile».
Si tratta, a giudizio della famiglia della vittima, di accertamenti essenziali: «Non per muovere accuse verso una persona specifica, ma per non perdere l'occasione di identificare, attraverso il confronto scientifico, chi sia davvero coinvolto nella vicenda».
Gli avvocati affermano inoltre «che le persone offese non hanno, né possono avere, accesso diretto al fascicolo investigativo. Attualmente, difatti, questa difesa non è a conoscenza dello stato delle indagini e neppure della rilevanza investigativa che hanno assunto -per la Procura- le dichiarazioni pubbliche di un amico di Enrico Astero che, in un'intervista televisiva al programma “Le Iene” andata in onda alcuni mesi fa, aveva raccontato che, la mattina del 5 febbraio 1995, aprì appositamente l'autolavaggio – su richiesta dello stesso Astero – per pulire l'automobile di quest'ultimo».
(Unioneonline/A.D)
