Da due mesi e mezzo al pronto soccorso del Policlinico: la storia dell’anziana “fantasma”
Non è malasanità. Arrivata il 5 dicembre, è uscita solo poche ore alla vigilia di Natale ma l’indomani era di nuovo al Duilio Casula: a 72 anni non può essere dimessa, all’esterno non c’è chi se ne prende carico. Intanto è in barella da così tanto tempo che non riesce più a camminarePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Dentro il pronto soccorso dal 5 dicembre. Da due mesi e mezzo nel reparto di emergenza-urgenza del Policlinico Duilio Casula. È uscita solo la sera della vigilia di Natale, per poche ore. L’indomani era di nuovo lì, portata da un’ambulanza del 118. E c’è rimasta: nessuno va a prenderla, dimetterla è impossibile perché all’esterno non c’è una struttura che si occupi di lei. E dai familiari, salvo che per la sortita festiva, pare non arrivino notizie. Intanto la mobilità si riduce, dopo settimane e settimane su una barella.
Quella della donna di 72 anni sospesa nel limbo del pronto soccorso di Monserrato non è una storia di malasanità. Anzi: il personale – tra infarti, braccia rotte, mal di stomaco e teste spaccate – fa il possibile per assistere una paziente che non ci dovrebbe essere. Ma c’è. All’apparenza un fantasma oltre i confini dell’emarginazione sociale.
Tutto inizia il 5 dicembre. L’anziana si è presentata al Duilio Casula per un’astenia, un malessere generale che lamentava da un tempo imprecisato. Per lo stesso motivo in tempi relativamente recenti aveva effettuato accessi in altri pronto soccorso. Non un caso grave. E come tale è stato trattato.
Il ricovero in reparto non è stato giudicato necessario: in periodo di posti letto risicati meglio tenere uno spazio disponibile per chi necessita un’assistenza specialistica per tutto l’arco della giornata. Solo che quella donna, una volta trattata, non poteva essere mandata via sulle sue gambe.
E qui sono iniziati i problemi. Più volte sono stati cercati dei contatti con dei familiari (qualcuno non sarebbe in Sardegna), sarebbero stati contattati anche assistenti sociali. Ma a lungo, stando a quanto trapela dall’ospedale, non sono stati trovati riscontri. Fino al 24 dicembre, quando una parente è andata a prenderla: la settantaduenne è stata dimessa e rimandata a casa.
L’indomani, però, prima dell’alba era di nuovo in pronto soccorso, arrivata a bordo di un’ambulanza. Dispnea (difficoltà respiratoria) e un episodio sincopale: questo aveva lamentato. Ma agli occhi di chi l’ha visitata sembrava vigile. Sono state attivate le procedure standard di controllo. La donna, se supportata, poteva essere rimandata a casa. O in un ospedale di comunità, che dovrebbe esistere ma non esiste. Ha bisogno di assistenza. Ma a quanto pare nessuno gliene da.
Così è rimasta lì, subito oltre la porta che separa il mondo di chi sta bene da quello di chi ha bisogno di cure. È rimasta allettata per così tanto tempo che ormai la sua capacità di camminare è ridotta al minimo. I medici e gli infermieri la aiutano, la assistono, le viene dato da mangiare. Si cerca anche di farle recuperare la capacità di movimento. O di evitare che la situazione precipiti. Insomma: l’ospedale fa ciò che dovrebbe fare una struttura di assistenza sociale perché in reparto, prima che professionisti della sanità, ci sono esseri umani che non ne abbandonano un altro.
«Quando sono venuto a conoscenza di questo caso non ci volevo credere», dice il segretario provinciale della Fials, Paolo Cugliara. Abituato a denunciare malfunzionamenti del sistema a danno di lavoratori e pazienti, in lui questa volta prevale lo sconcerto: «Senza entrare nel merito di eventuali vicende familiari», sottolinea, «non si può non riflettere sul fatto che pare che sia tutto il sistema a essere andato gambe all’aria. Se il personale del pronto soccorso sta affrontando, in silenzio, anche questa vicenda, è chiaro che manchi una filiera di assistenza dei cittadini, soprattutto i più fragili. E una società giusta si dovrebbe occupare prioritariamente di loro, di quelli che da soli non ce la fanno».
Stando a quanto trapela l’Aou si è mossa per la nomina di un amministratore di sostegno: qualcuno, a breve, potrebbe tirare fuori la donna nel limbo del quale è prigioniera.
