Circa centoventi fasce tricolore, bandiere dei tre sindacati, parlamentari del Campo largo (tra loro Silvio Lai e Marco Meloni del Pd, Francesca Ghirra di Avs, Sabrina Licheri di M5s), consiglieri regionali e assessori: circa 2mila si sono ritrovati in piazza Palazzo, sede della Prefettura (e palazzo Viceregio, simbolo della dominazione sabauda nell'isola), per la manifestazione indetta dalla Regione contro il piano del governo per trasferire oltre un terzo dei detenuti in regime di 41 bis nell'isola in tre carceri.

Sul palco si sono alternati gli interventi di associazioni, movimenti e sindacati che hanno chiarito le motivazioni del no alla concentrazione di boss mafiosi: dalla gestione della giustizia a quella sanitaria, passando per il rischio infiltrazioni nei territori che li ospiteranno.

«Non vogliamo essere penalizzati con un'ennesima servitù», ha sottolineato la presidente della Regione Alessandra Todde, «e credo che questa piazza debba servire, non per essere contro, ma per dire che vogliamo una Sardegna diversa, che vogliamo rispetto per i sardi. Questa piazza è importante»,  ha aggiunto, «anche per sostenere le iniziative parlamentari. Noi vogliamo togliere dall'articolo 41-bis la preferenza per le aree insulari perché è una discriminazione, va contro quello che noi abbiamo scritto in Costituzione».

Poi Todde chiede un tavolo istituzionale: «Vengono in Sardegna per fare la campagna per il referendum e non si siedono a un tavolo istituzionale. Questo non è rispetto e noi vogliamo rispetto».

«Come abbiamo già detto in Consiglio regionale approvando un ordine del giorno a larghissima maggioranza, noi rigettiamo al mittente questa proposta, che non è soltanto una proposta di numeri, ma è una strategia del governo nazionale di trasferire nell'isola anche altri detenuti sottoposti massima sicurezza», sono le parole del presidente del consiglio regionale Piero Comandini, «noi non vogliamo assolutamente sottrarci dal senso di responsabilità di contribuire alla sicurezza dello Stato, alla legalità, al contrasto alle mafie, però non vogliamo essere messi di fronte a fatti compiuti». 

© Riproduzione riservata