La Domenica delle Palme, che precede la Pasqua, celebra l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme acclamato dalla folla con rami di palma e ulivo come il Messia, e dà inizio della Settimana Santa. A Segariu, il 27 e 28 marzo, nelle due giornate che precedono la Domenica delle Palme, tutto il paese si raccoglierà intorno all'antico gesto e rito della “Pintadura de ispramas”.

Un momento gioioso e di festa, durante il quale si intrecciano le foglie di palma, ma anche e soprattutto la memoria, la tradizione, la pazienza, la fede e la devozione.  I Maestri saranno chiamati ad affiancare grandi e piccini nell’arte dell’intreccio così che tutte e tutti possano realizzare la propria palma che sarà poi benedetta domenica 29 marzo. «È un rito che unisce dunque generazioni diverse – ha affermato il primo cittadino Andrea Fenu – e nello stesso tempo simbolico, dove grandi e piccoli rievocano le usanze del passato rendendole così attuali e vive nel presente. Abbiamo una grande necessità di tramandare le nostre tradizioni affinché non vadano perse, e solo coinvolgendo in maniera diretta e attiva i più piccini possiamo riuscirci”.

La prima giornata, dedicata a “Sa Pintatura” è il momento dell’origine: il reperimento della materia prima. Si va dunque alla ricerca delle palme e dei rami d’ulivo, si osserva, si sceglie, si taglia, come si faceva un tempo. In questa fase viene introdotta e raccontata la tradizione, ormai decennale, dell’intreccio delle foglie di palma. Le mani esperte mostrano le tecniche, i gesti lenti e ripetuti che trasformano la materia grezza in simbolo, tramandando un sapere che non si trova scritto e non si può apprendere ad una lettura, ma si fa proprio guardando e ri-facendo.

I Maestri affiancano grandi e piccoli, guidandoli nell’arte dell’intreccio affinché ciascuno possa realizzare la propria palma. Le palme create nei giorni precedenti verranno consegnate alla comunità: verranno poi benedette durante la Santa Messa della domenica 29 marzo che rievoca l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, accolto dalla folla festante come Re e Messia. I fedeli le custodiscono per tutto l’anno, fino a riconsegnarle al parroco: saranno bruciate e trasformate in cenere, usata nel Rito dell’unzione del Mercoledì delle Ceneri, nel solenne monito che accompagna l’uomo nel suo cammino: “Memento, homo, quiapulvis es, et in pulveremreverteris.”

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