«Acqua in Sardegna, prezzo aumentato del 25%»: l’allarme in Consiglio regionale
Cera (FdI): «La delibera di Enas approvata dalla Regione arriva in una fase di crisi economica che può avere un effetto devastante per cittadini e imprese»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Il prezzo dell’acqua grezza in Sardegna aumenta in media del 24,6%: «Altro che aggiornamento tariffario: questa è una stangata senza precedenti che rischia di travolgere l’intero sistema economico dell'Isola».
A sollevare il problema è il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Emanuele Cera, che ha scartabellato una delibera di giunta del 18 marzo adottata a seguito di una deliberazione di dicembre del Comitato istituzionale dell'Autorità di bacino della Sardegna, che ha approvato il “piano per il recupero dei costi del servizio idrico multisettoriale regionale (Simr)”, sui “contributi unitari per le utenze servite dall'Ente Acque della Sardegna (Enas)”. I documenti stabiliscono quanto costa l’acqua, se non proprio alla fonte, di sicuro quando viene invasata prima di finire nelle condotte che la portano verso case, campi e attività produttive.
L’ipotesi dell’aumento delle tariffe era nell’aria da un po’. In piena crisi internazionale, con l’inflazione che galoppa trainata dal costo dell’energia, è il momento peggiore per stabilirlo. E a preoccupare è anche la portata.
«I numeri sono impietosi e non lasciano spazio a interpretazioni», si legge nell’atto depositato, «aumenti lineari, automatici e indiscriminati su tutte le categorie. Civile, agricolo, industriale. Tutti colpiti, senza eccezioni. È una misura che colpisce chiunque produca, lavori o semplicemente viva in Sardegna».
Cera alza il livello dello scontro politico: «Nel pieno di una crisi economica internazionale, con energia e carburanti alle stelle e tensioni geopolitiche che stanno bloccando perfino le rotte strategiche come lo Stretto di Hormuz, la Regione cosa fa? Aumenta il costo dell’acqua. Una scelta che ha dell’incredibile». Durissima la denuncia sul comparto agricolo: «Qui non stiamo parlando di numeri astratti. Stiamo parlando di aziende agricole e zootecniche già in difficoltà, che ora si vedono arrivare un ulteriore aumento su una risorsa vitale. Questo significa una cosa sola: meno produzione, meno reddito, meno competitività, maggiori chiusure».
E non va meglio sul fronte industriale: «Le imprese si troveranno a pagare di più per produrre. È inevitabile: aumenteranno i costi, si ridurranno i margini e si freneranno gli investimenti. Il risultato? Meno competitività e più rischio occupazionale».
Il consigliere oristanese parla apertamente di superficialità politica: «In una fase così delicata servono scelte coraggiose per sostenere il sistema economico. Qui invece si opera con leggerezza e i decide di imboccare la strada opposta: così facendo si procura un grave danno a cittadini e imprese con un aumento secco, uniforme, senza alcuna tutela».
Da qui la richiesta alla Giunta regionale: «Questo aumento va fermato, serve una revisione immediata, con criteri di equità e gradualità. Continuare su questa strada significa mettere in difficoltà l’intera Sardegna produttiva».
Una precisazione: l’aumento a monte potrebbe essere ammortizzato all’interno della filiera che porta fino ai rubinetti. Ma non è certo.
