"Spunta la luna dal monte" 35 anni fa al Festival: il ricordo di Alberto Bertoli
Otto minuti di applausi. Perché certe cose si sentono e il pubblico lo avvertì chiaramente: la canzone che aveva appena ascoltato, “Spunta la luna del monte” dei Tazenda con Pierangelo Bertoli, sarebbe entrata nella storia.
Sanremo, 27 febbraio 1991, esattamente 35 anni fa: una seconda giovinezza per Bertoli, e il figlio Alberto, anche lui musicista e in questi giorni nella città dei fiori, lo ricorda bene: «Non fu solo la sua prima esperienza al Festival. Per lui, Andrea Parodi e tutti i Tazenda, rappresentò l’abbattimento di una barriera di comunicazione». “Spunta la luna dal monte” era «il simbolo dell’unione tra le persone, degli ultimi e dei diseredati, nonostante una lingua che non tutti capiscono. Ma anche l’italiano non tutti lo capiscono. La magia della musica è proprio questa: far sì che certi messaggi passino».
All’epoca Alberto aveva appena 11 anni: «Papà indossava doppiopetto e cravatta, non l’avevo mai visto così elegante». Nel 2022, a vent’anni dalla morte del cantautore emiliano che a soli dieci mesi fu colpito da una grave forma di poliomielite, ha pubblicato “Due voci intorno a un fuoco”, un doppio album in duetto virtuale con il padre con i più grandi successi: «Sono nato che papà era già Pierangelo Bertoli ed era già su una sedia a rotelle. La musica per lui era un lavoro, molto fortunato per il successo che ebbe, ma sempre un lavoro che gli serviva per vivere. Uno degli insegnamenti più belli».
