Tutti al Grand Hotel
Nel saggio di Stefano Pivato un tuffo nel magico mondo della Belle ÉpoquePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Viaggiare fino alla fine dell’Ottocento è stata una sorta di "tortura”, anche per i più ricchi. Romanzi e cronache dei Grand Tour raccontano di strade dissestate e piene di buche, di carrozze tanto scomode da mettere a dura prova anche le schiene più giovani e flessibili, di polvere e fango come compagni abituali di viaggio. Ma la tortura vera cominciava quando durante il tragitto ci si doveva fermare per la notte. Le locande, anche quelle più curate, ci farebbero oggi inorridire solo al pensiero di metterci piede: letti in cui dormivano assieme più persone, materassi di paglia che venivano disinfestati da pulci, pidocchi e cimici quando andava bene una volta l’anno, bagni che erano poco più che latrine scavate per terra.
Le cose cominciarono a cambiare, per l’appunto nel secondo Ottocento. Il treno rese più semplice viaggiare sulle lunghe distanze, si diffusero un po’ ovunque le regole dell’igiene moderna e le locande lasciarono il posto, almeno per la clientela più abbiente, ai primi hotel di lusso. Era cominciata l’era dei Grand Hotel. Negli hotel di lusso si introdussero così molte delle comodità che si sarebbero poi diffuse negli alberghi di tutte le categorie. Per esempio, il Grand Hotel Ritz, inaugurato a Londra nel 1906, aveva i bagni in camera, i tavoli singoli in sala da pranzo, l’illuminazione elettrica e un servizio di pulizie giornaliere. Tutto il personale era formato in apposite scuole che si stavano diffondendo in Europa, dopo l’apertura nel 1898 in Svizzera del primo istituto alberghiero. Gli alberghi di lusso non si trovavano però solo nelle capitali delle grandi nazioni. I ricchi frequentavano anche quelli sulle Alpi e sulla costa mediterranea, perché ritenevano salutare l’aria di quelle località. L’Italia divenne così una delle patrie di elezione degli alberghi di superlusso come ci racconta lo storico Stefano Pivato nel suo saggio Andare per Grand Hotel (il Mulino, 2026, pp. 160, anche Ebook).
Il volume è un vero e proprio tuffo nella Bella Époque e un viaggio nella storia del lusso italiano. Il Grand Hotel, simbolo della vacanza altolocata di fine secolo, concepito in stile principesco, imitava, infatti, nelle architetture e negli interni le abitazioni della migliore aristocrazia europea. Lusso, sfarzo e grandiosità costituivano una costante che ancora possiamo ammirare in edifici giunti fino a nostri giorni come l’Excelsior Palace al Lido di Venezia, inaugurato nel 1907, il Grand Hotel di Rimini, aperto nel 1908, o il Villa Serbelloni di Bellagio, sul lago di Como, o, ancora, il Grand Hotel Excelsior Victoria di Sorrento che iniziò la sua attività come semplice locanda nel 1834.
Da nord a sud della Penisola, l’itinerario creato da Pivato si snoda, non solo nello spazio di quel lusso italiano, ma anche nel tempo: dagli edifici dell’Ottocento fino agli anni ’60 del Novecento, nel corso dei quali Giò Ponti firma i progetti per il Parco dei Principi di Sorrento o per il Royal di Napoli. Senza scordarsi di renderne vividi i contesti e di restituirci quelle atmosfere, felpate e sensuali, con le memorie degli scrittori, degli artisti, degli attori e delle attrici e dei musicisti che hanno soggiornato in questi luoghi esclusivi e hanno reso indimenticabile l’atmosfera del Grand Hotel.
