"Sono un medico. Allo scoppiare del Coronavirus, ho sentito l'esigenza di scrivere qualcosa che potesse essere utile agli altri. Ho voluto analizzare i vari aspetti dell'umanità di fronte a qualcosa di nuovo, di mai conosciuto: di fronte al virus".

È con queste parole che veniamo introdotti alla lettura delle quattordici storie che parlano del Covid e delle sue conseguenze. Si parte dalla prima storia in cui un bambino, a causa del virus, deve rinunciare alla sua tanto agognata gita di fine anno; si giunge, poi, alla seconda vicenda, in cui un giovane liceale, è costretto alla quarantena in un contesto famigliare violento: "CORONAVIRUS: non uscite di casa, diceva il titolo in fondo. Ma quale casa? Questa non è casa. Casa è dove si sta al sicuro, dove ci si sente protetti. Io lì non stavo al sicuro".

Nella terza storia, il tema principale riguarda una relazione d'amore ostacolata dalla quarantena, dove anche un messaggio: "Nemmeno oggi ci vediamo?" diventa una stretta al cuore. Le storie successive hanno come protagoniste una quarantenne in cerca del principe azzurro, che, incurante delle prime notizie sulla diffusione del virus, va lo stesso in quel locale gremito di persone, finché un evento inaspettato la fa entrare in contatto con la realtà del contagio. Ritroviamo, poi, lo scenario apocalittico di un supermercato, dove una mamma si trova costretta a rubare una confezione di Amuchina dal carrello di un'estranea.

Nella sesta storia, si parla di smart working e di un uomo che lavora in casa, interrotto continuamente dagli schiamazzi dei figli e dai giocattoli che volano da una parte all'altra. Altre storie si susseguono, fino a giungere alle vicende più toccanti che ci fanno entrare nel vivo delle conseguenze del virus.

Conosciamo la storia di Elisa, un medico che lavora nel reparto delle malattie infettive: "Dalla zona rossa mi salutavano i miei astronauti. Mi piaceva chiamarli così i miei piccoli pazientini che avevano la testa in bolle di plastica per respirare meglio. Entravo con il sorriso, perché credevo che la più grande medicina per loro fosse questa".

Ritroviamo anche la vicenda di una paziente, malata di Covid: "All'improvviso mi sono trovata qui, dentro questa bolla di plastica. I medici mi hanno detto che si chiama C-PAP e mi aiuta a respirare […] Era solo una banale influenza dicevano, e invece sono qui. Non è la malattia che fa stare male ma l'essere sola".

Leggiamo anche la storia di un figlio che vede il padre finire in terapia intensiva, per poi apprendere la notizia della sua morte: "Non potevo nemmeno toccarlo per l'ultima volta, dirgli che per me era stato tutto. Che morte meschina è questa? Che modo di morire ignobile è questo? Solo, nella solitudine".

Si finisce, poi, con storie di speranza e di un medico che vede guarire un suo paziente: "Lacrime di incredulità, felicità mi scesero lungo la mascherina, non potevo credere ai miei occhi. Si poteva curare allora questa malattia, non era una nube oscura che mangiava qualsiasi cosa incontrava". E per finire, la storia di un paziente guarito: "In quei giorni così difficili quello che mi ha tenuto in vita è stato l'amore per mia moglie, per i miei figli, l'amore per la vita".

IL LIBRO - "Quarantena", è un libro di Leonardo Gaglio. È un testo in cui il lettore può facilmente immedesimarsi, perché le emozioni, le angosce e le speranze dei protagonisti sono le stesse che abbiamo sperimentato tutti noi, dalla prima quarantena a oggi; da quando il tempo si è fermato ed è rimasto sospeso, e con esso tutte le nostre abitudini e la quotidianità. Tuttavia, il libro ci rimanda anche alla vera realtà del virus, quella che hanno sperimentato i medici, i pazienti e i famigliari, in un tempo fatto di attese, incertezza e lotta per la sopravvivenza. E quel che ci lascia il testo è un richiamo alla nostra resilienza: "Prendiamo da questa esperienza dolorosa la possibilità di cambiare noi stessi, di amare, di accorciare le distanze, di pensare all'uguaglianza. La stessa uguaglianza che c'è stata di fronte la morte donata dal virus".
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