Gli studenti delle classi 4E e 4M dell’istituto Othoca di Oristano hanno trasformato l’antico sito di pesca della tonnara di Flumentorgiu in un museo a cielo aperto, dando vita a un progetto didattico che unisce territorio, memoria e innovazione tecnologica. L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra la scuola e l’Associazione Porto Palma, che ha predisposto appositi supporti in legno a forma di tonno, sui quali gli studenti hanno installato i QR code che consentiranno a chiunque voglia visitare la tonnara di accedere a un percorso guidato digitale, scegliendo liberamente tra tre lingue: italiano, sardo e inglese. Un dettaglio non trascurabile, quest’ultimo, che riconosce alla lingua sarda la stessa dignità delle altre, in un luogo che di quella cultura è espressione autentica.

Il progetto sarà ufficialmente fruibile dal pubblico verso la metà di giugno, ma già questa mattina il sito ha assunto una nuova veste, quella di uno spazio vivo, in cui la storia della pesca del tonno torna a parlare, stavolta anche attraverso la voce dei giovani che l’hanno studiata, raccontata e ora custodita.

«Siamo veramente soddisfatti di questo lavoro», ha dichiarato Alessandro Tuveri, presidente dell’Associazione Porto Palma. «I ragazzi si sono impegnati molto. Hanno incontrato esperti, si sono documentati e questa mattina hanno finalmente toccato con mano e visitato i luoghi oggetto del loro studio. È sempre emozionante vedere la curiosità che nasce nei giovani, spesso giudicati poco interessati e distratti, e invece capaci di sorprenderci». Tuveri ha poi sottolineato il senso più profondo dell’intero percorso: «Questo è un progetto che nasce per conoscere il territorio e per prendersene cura. Perché solo chi conosce può amare, e quindi tutelare». Parole che risuonano con forza in un territorio come quello arburese, ricco di storia e di paesaggi unici, ma che troppo spesso rischia di vedere il proprio patrimonio dimenticato tra le pieghe del tempo. La tonnara di Flumentorgiu, con i suoi silenzi e le sue strutture antiche, è oggi un po’ più vicina alla comunità, non più solo un luogo da attraversare, ma un luogo da leggere, ascoltare e ricordare. E forse è proprio questo il compito più antico e più necessario che una comunità possa affidare ai suoi giovani: restituire memoria a ciò che rischia di diventare silenzio.

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