L'estate è quella tra la quinta elementare e la prima media, l'estate più bella perché non ci sono compiti. Ernesto può quindi passare le sue giornate a spasso con i suoi amici, la Maura e il Cardella, e a misurare il cielo con uno strumento che una bufera di vento gli ha portato in cortile. Si tratta di un cianometro, uno strumento bellissimo che misura in una scala da 1 a 53 la tonalità di azzurro. Stare a zonzo è il modo migliore per dimenticare che i suoi genitori passano il tempo a litigare e le giornate sembrano trascorrere serene, tutte uguali nella calura estiva. Un pomeriggio, però, Ernesto e il Cardella trovano in pineta una vecchia valigia che contiene due statuette di legno, uno strano libro e una piccola chiave. I due amici decidono di dividersi il “bottino”, ma al momento dei saluti una forza misteriosa impedisce a entrambi di allontanarsi. I bambini capiscono che le due statuette non ne vogliono sapere di rimanere lontane ed Ernesto scopre, grazie alla nonna, che il contenuto della valigia è collegato con la leggenda di due innamorati vissuti nel Settecento. A quanto pare per ritrovarsi i due innamorati hanno bisogno proprio di lui, di Ernesto detto Quattrocchio. Ma le persone che Ernesto vorrebbe si ritrovassero sono i suoi genitori, ma la cosa non è per nulla facile. Ma soprattutto farli rimanere assieme è la cosa più giusta da fare?

Ironico e avventuroso Nuvole zero, felicità ventitré (Rizzoli, 2021, pp. 200) è il secondo romanzo che Stefano Tofani dedica al tenerissimo e sgangherato personaggio di Ernesto Quattrocchio dopo Sette abbracci e tieni il resto (Rizzoli, 2019).

A Tofani chiediamo come è nata la sua passione per la scrittura: "Scrivere mi è sempre piaciuto. Alle elementari quando c'era il tema ero felice. Il primo racconto tuttavia l'ho scritto tardi, a vent'anni, durante una convalescenza a seguito di un'operazione. Mi piacque talmente tanto scrivere quella storia che da allora non ho più smesso. Era un po' come leggere ma di più, era leggermi dentro, era creare con le mie mani un mondo che non esisteva. Col tempo scrivere è diventato un rifugio, un modo per vincere la noia, per vivere altre vite. Mi permette anche di capire quello che penso, come diceva Luigi Malerba. È diventata una necessità".

Ha sempre scritto per ragazzi?

"I primi due romanzi pubblicati - L'ombelico di Adamo, Giulio Perrone Editore, e Fiori a rovescio, Nutrimenti - non sono per ragazzi. La prima storia per ragazzi l'ho scritta tre anni fa, in un periodo in cui mi pesava particolarmente il mio essere adulto. Ha presente quando la sera crolli sul divano con mille preoccupazioni in testa e non hai mai tempo per te stesso? I figli, il lavoro, i genitori anziani... Mi ritrovavo a pensare: come sarebbe bello tornare ad essere un ragazzino, pensare solo a giocare, andare in giro, correre, inventarsi mille avventure e viverle come se fossero reali! Tornare a meravigliarsi per le piccole cose, senza dare tutto per scontato, tornare a vivere il presente senza preoccuparsi del futuro".

Come è nato il personaggio di Ernesto e che tipo di ragazzino è?

"Fu in quei giorni che si affacciò alla mia porticina interiore questo dodicenne buffo, con gli occhiali spessi. Come un amico che ti viene a chiamare per andare a giocare. Da allora fa parte di me, penso come lui, parlo con la sua voce. Nemmeno dopo il primo libro mi ha lasciato".

Ma che tipo è Ernesto?

"È timido, curioso, dolce, e come lo ha definito Luciana Littizzetto ‘sgangherato, fragile ed eroico come tutti noi’. Sembra fifone e debole, ma ha una grande forza interiore che in Sette abbracci e tieni il resto gli permette di superare il lutto per la morte della nonna e buttarsi alla ricerca della bambina di cui è innamorato, scomparsa misteriosamente. Mentre in Nuvole zero, Felicità ventitré gli permette di affrontare la separazione dei genitori e imbarcarsi in un'avventura dai contorni magici".

Come è cambiato tra il primo e il secondo romanzo questo personaggio?

"Cambia poco anche perché Nuvole zero, felicità ventitré è ambientato appena un anno prima. Non è comunque un vero e proprio prequel, le due storie sono assolutamente indipendenti. Cambiano i personaggi secondari, ma le caratteristiche di Ernesto restano le stesse: la sua ironia, la sua curiosità, la sua forza d’animo Se nel primo libro il genere di conforto erano gli abbracci della nonna, nel secondo diventa il cielo: Ernesto lo osserva tutti i giorni con un cianometro (in allegato al libro così che tutti i lettori possano averne uno). Per lui guardare il cielo diventa una passione vera e propria - vuole diventare un ‘cielologo’ - ma è anche un modo per estraniarsi da quello che sta succedendo intorno a lui: i bulli che si approfittano della sua bontà, i genitori che litigano in continuazione".

Proseguiranno le sue avventure?

"In questo momento non lo so, ma spero proprio che Ernesto tornerà a trovarmi. È un piacere passare un po' di tempo insieme a lui. Mi fa ridere, mi emoziona, mi fa stare bene. Soprattutto tiene viva quella parte bambina di cui troppo spesso ci dimentichiamo. Scrivere o leggere romanzi per ragazzi quando si è adulti è importantissimo: risveglia certe emozioni, certe sensazioni che sono necessarie, e che purtroppo col tempo, a volte senza nemmeno accorgercene, perdiamo".
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