Genti venute da ogni parte dell’Africa settentrionale, ma anche dal vicino oriente e pure dalla nord Europa e penisola iberica. Nel dna dei sardi e dei nuragici è stato ritrovato di tutto, frutto di migrazioni di migliaia anni fa.

 Ad offrire questo interessante spaccato delle lontanissime origini degli isolani è stato il primo dei convegni “Dialoghi nuragici, la Sardegna verso l’Unesco”, a supporto della candidatura del patrimonio nuragico nella World heritage list dell’Unesco.

Nel 2021 il Governo ha inserito l’istanza nella “tentative list” italiana. E Carbonia, dove si staglia il prezioso nuraghe Sirai da anni oggetti di scavi e studi, sta offrendo il suo apporto con tre appuntamenti. Il primo è stato intitolato “Sulle tracce del nostro antico Dna, in viaggio nel Mediterraneo”.

In un affollato centro congressi della Sotacarbo ha tenuto lezione Paolo Francalacci, professore di genetica all’università di Cagliari. Dall’esame del genoma, sotto le varie opzioni compreso il dna mitocondriale e le possibili mutazioni genetiche, «i sardi»,  ha sottolineato, «derivano da componenti ovviamente africane, ma anche mediterranee e medio orientali, con anche alcune linee dal nord Europa per la necessità del ripopolamento post glaciale».

Fra le prime attestazioni dell’uomo in Sardegna, anche l’area di Carbonia vanta un piccolo primato: la presenza nel riparo di Su Carroppu, a Sirri, di genti risalenti al Mesolitico (11 mila anni fa), come dimostrato dal compianto ricercatore Carlo Lugliè.

© Riproduzione riservata