UNA PAGINA GLORIOSA - Per quanto paradossale, la parentesi terribile della Grande Guerra contribuì a porre in una nuove luce la Sardegna agli occhi delle istituzioni nazionali e in generale degli italiani. Ma più che i costi umani pagati dall’Isola alla tragedia della guerra - quasi 100 mila anime mandate al fronte e 13 mila perdite tra caduti e dispersi - a far accendere finalmente i riflettori sulla Sardegna fu la prova di valore, coraggio e dignità data dai soldati isolani sui campi di battaglia. E l’emblema di questa rivalsa della Sardegna furono soprattutto le imprese dei reggimenti 151° e 152° della Brigata “Sassari”, caso pressoché unico di corpo dell’esercito composto da soldati e ufficiali di esclusiva provenienza sarda, e pertanto omogenei per origine, lingua, tradizioni e tratti comportamentali.

ALFREDO GRAZIANI, «UOMO D’AZIONE E DI CUORE» - Ad accompagnare i lettori dell’Album Sardo sui fronti della Grande Guerra dei sardi sono le immagini dell’ufficiale di cavalleria Alfredo Graziani, fotografo per passione al comando della 12a Compagnia di sassarini, le cui gesta eroiche e il cui temperamento sopra le righe rivivono nella figura carismatica del tenente Grisoni nel capolavoro di Emilio Lussu "Un anno sull'altipiano".

Con le sue immagini Graziani ci consegna uno spaccato della vita quotidiana nella tra le fila della Brigata, in trincea come nelle retrovie, con lo sguardo di chi anche sui campi di battaglia non ha perso il proprio senso di umanità e il coraggio di criticare la crudele disciplina militare.

LA LEGGENDA DELLA “SASSARI” - Un misto di audacia, coraggio, abilità tecniche negli scontri corpo a corpo e nell’uso degli esplosivi, ma anche di coesione e solidarietà, saranno i tratti distintivi della Brigata per tutta la durata della guerra e le daranno quell’aura mitica che resiste ancora oggi. Già dal primo anno di guerra il contributo dei sassarini sarà fondamentale con la presa delle trincee “dei Razzi” e “delle Frasche”, e poi nella battaglia dell’Altopiano d’Asiago, nell’attacco al Monte Zebio, con le imprese personali dello stesso Graziani e del capitano Giuseppe Musinu, e ancora con le vittorie dei Tre Monti, di Col di Rosso, Col d’Échele e Valbella, che avvieranno la controffensiva italiana dopo Caporetto.

IL RISCATTO DELL’ISOLA - La pagina bellica segnerà per sempre le vite dei soldati sopravvissuti, per la prima volta a contatto diretto con i propri connazionali, e aprirà una nuova fase di rapporti tra l’Isola e il “continente”.

E a compensare almeno in parte il lungo disinteresse dello Stato centrale verso la Sardegna arriveranno riconoscimenti ufficiali e medaglie - 2 d’Oro assegnate ai reggimenti, 9 a ufficiali e soldati, 286 d’argento e 417 di bronzo - ma soprattutto le parole dell’allora presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando in un discorso alla Camera, di ritorno dai campi di battaglia: «Quando vidi quei valorosi sardi della Brigata Sassari, sentii l’impulso di inginocchiarmi dinanzi a loro, perché vidi riassunte in Essi tutte le virtù dell’esercito. L’Italia ha contratto verso la Sardegna un grande debito di riconoscenza e questo debito pagherà…».

PER NON DIMENTICARE - Con le immagini di Alfredo Graziani e una ricostruzione delle imprese sassarine, Tempio Pausania omaggia la Brigata Sassari nella Grande Guerra con la mostra "I Diavoli Rossi" nelle sale della Stazione Vecchia.

Barbara Miccolupi

(L’undicesimo volume di Album Sardo è in edicola da sabato 9 settembre in abbinamento facoltativo a L'Unione Sarda - 2,80 Euro oltre al prezzo del quotidiano).
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