"C'era una volta, ed esiste tutt'ora, un'antica pergamena che racchiude una leggenda preziosa per l'intera umanità [...] La leggenda parla di nutrimento e racconta i poteri di pani speciali capaci di sfamare non solo il corpo, ma soprattutto l'anima e il cuore. Per questo viene chiamata La leggenda dei Pani". È con questo incipit che veniamo introdotti nella favola di Arabella. La leggenda racconta anche che il Pane più prezioso è quello dell'Amore, in quanto viene impastato con ingredienti molto difficili da trovare, poiché giacciono nascosti in fondo al cuore.

Rosa, la mamma di Arabella, apprende fin da piccola a produrre il Pane dell'Altruismo, della Responsabilità e del Sacrificio; perché grazie a questi avrebbe realizzato il compito più importante per una donna, nutrire i maschi: "Il Pane dell'Amore si ottiene sacrificando i propri pani per gli altri".

È con questo insegnamento, tramandato dalla madre, che Rosa si innamora di Alfio, quello che diviene suo marito. Quest'ultimo ha alle spalle una triste infanzia, che risveglia nella moglie il senso di accudimento e cura: "Non ti preoccupare, Alfio, il tuo periodo di fame è finito. Sono molto brava nell'impastare pane e donare nutrimento, ai maschi in particolare. Ti darò io tutto quello che la tua famiglia non è stata in grado di offrirti".

Dalla loro unione, nasce una splendida principessa, Arabella. Tuttavia, Rosa è sempre troppo impegnata a a colmare i vuoti dell'infanzia di Alfio, per poter soddisfare il nutrimento della figlia; cosicché, Arabella apprende che non c'è spazio per i suoi bisogni né Pani nutrienti che la possano sfamare. E cresce, imparando a non chiedere più nulla, avendo compreso che non poteva ricevere dai genitori ciò di cui aveva bisogno. Nonostante i morsi della sua fame d'amore, impara a produrre dei gustosi Pani solo per far felici gli altri meno che se stessa. E il Pane della Brava Bambina si trasforma nel Pane della Brava Donnina.

Pian piano, però, quell'appetito diviene un vuoto incolmabile. Per compensarlo, va in cerca di un principe, che potesse nutrirla col Pane dell'Amore. Incontra dapprima Giorgio, che la isola dentro una bolla, offrendole un Pane che diviene sempre più disgustoso: il pane del controllo. Sconsolata, s'illude di riuscire a colmare il suo vuoto col principe Umberto; il quale le offrirà solo il Pane dell'opulenza senza mai sfamarla d'Amore. Arabella finisce per dare la colpa a se stessa per questi fallimenti: "È tutta colpa mia che non sono stata una principessa abbastanza brava".

È solo nel rifugio delle principesse smarrite che Arabella comprenderà che, per colmare il suo vuoto, dovrà nutrirsi di un pane speciale: il Pane dell'Amor Proprio.

IL LIBRO - "La principessa che aveva fame d'amore" è un libro di Maria Chiara Gritti, edito da Sperling & Kupfer. Questa favola nasconde una metafora profonda, che ci riporta al tema della dipendenza affettiva. Un tema che riguarda molte donne, ma anche molti uomini. In Arabella possono rispecchiarsi non solo le personalità più insicure, ma anche quelle che all'apparenza ostentano sicurezza e che si affannano per diventare figlie perfette, partner perfette, lavoratrici impeccabili. Donne che sono state educate, fin da piccole, a essere brave, composte e ubbidienti, che hanno appreso il valore del sacrificio, finendo per accontentarsi delle "briciole", senza mai saziare la loro "fame d'amore". Donne che finiscono quasi sempre in relazioni tossiche, asimmetriche, in cui i bisogni dell'altro diventano prioritari, finendo per giungere ad annullare se stesse pur di non essere abbandonate; e che si colpevolizzano se la relazione finisce male, perché pensano di non essere mai abbastanza.

La lettura di questa favola ci trasmette, invece, qualcosa di prezioso per instaurare delle relazioni appaganti e per imparare a sviluppare un egoismo sano: "L'unico modo di nutrire il vero amore è imparare a nutrire noi stesse. E dovrà essere il principe a mostrarsi degno di noi".
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