Il “Principe dei bibliotecari” riscoperto nel saggio di Roberto Rampone
L’autore ha presentato il suo libro nella biblioteca comunale di Santa GiustaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
C’è un nome che chiunque abbia frequentato gli studi di biblioteconomia conosce bene: Antonio Panizzi, il grande riformatore della British Library, colui che viene unanimemente ricordato come il “Principe dei bibliotecari”. Eppure, dietro quella figura titanica di organizzatore e custode del sapere, si nasconde un’altra identità, quella del letterato e dello studioso, rimasta per troppo tempo sepolta sotto il peso di un’eredità istituzionale straordinaria. A restituirla al pubblico, ieri sera Roberto Rampone, con la presentazione del suo saggio “Antonio Panizzi letterato, fra Bojardo e Ariosto”, presso la biblioteca comunale di Santa Giusta.
«Il mio lavoro», spiega Rampone «nasce da una lunga e approfondita ricerca, intrapresa mosso dalla consapevolezza che di Panizzi bibliotecario si sapesse, ormai, quasi tutto». Fu lui, nell’Ottocento, a elaborare le celebri Ninety-One Cataloguing Rules, il primo codice moderno di catalogazione bibliotecaria. Fu lui a battersi per il Copyright Act, in difesa della proprietà letteraria riservata, e a progettare la leggendaria Reading Room, la sala di lettura al centro della Great Court nel cuore del British Museum, che divenne per decenni il cuore pulsante della cultura europea. Sotto la sua guida, il patrimonio librario del museo crebbe da 235.000 a oltre 540.000 volumi, numeri che raccontano da soli la portata di un’impresa colossale.
«Eppure, proprio questa grandezza ha finito per fare ombra su tutto il resto», prosegue l’autore. Come i lavori elaborati quando Panizzi insegnava lingua e letteratura italiana all’University College di Londra, dove l’intellettuale emiliano si era rifugiato, costretto all’esilio dopo le persecuzioni risorgimentali. È precisamente questo vuoto che il mio saggio intende colmare. Perché Panizzi, prima di diventare il grande architetto delle biblioteche moderne, era un uomo di lettere profondamente radicato nella tradizione italiana, un intellettuale che portò con sé, oltre Manica, l’amore per Boiardo e Ariosto, per la grande epica cavalleresca del Rinascimento padano». Un patrimonio culturale che continuò a coltivare e a diffondere anche lontano dalla sua terra, contribuendo a far conoscere e apprezzare la letteratura italiana in un contesto internazionale.
«La mia ricerca è destinata alle biblioteche e alla comunità», conclude Rampone, «per incontrare, finalmente, il Panizzi meno conosciuto che, pur operando oltre i confini nazionali, non ha mai smesso di essere ambasciatore della nostra cultura».
