Socrate, l'educatore. Buddha, il medico. Confucio, il politico. Gesù, il profeta. Sono questi i protagonisti del nuovo libro del teologo Vito Mancuso I quattro maestri (Garzanti, 2020, pp. 496, anche e-book). Quattro maestri che nel loro insieme prefigurano un vero e proprio itinerario grazie al quale ognuno di noi può individuare il maestro più importante, il quinto maestro, quello che alberga dentro di noi, nel profondo della nostra interiorità. Vito Mancuso, infatti, partendo dalle antiche tradizioni spirituali e filosofiche dell’umanità, individua nel pensiero di queste quattro figure gli insegnamenti ancora validi e preziosi per noi, uomini e donne di oggi. La loro parola diventa così una guida decisiva per percorrere con maggiore consapevolezza i sentieri della nostra esistenza, convivere con il caos che ogni giorno sperimentiamo, e tracciare una strada nuova verso l’autentica pace interiore. Chiediamo allora, per cominciare, a Vito Mancuso quali elementi accomunano figure all’apparenza tanto lontane come Buddha, Confucio, Socrate e Gesù:

"A mio parere sono accomunati da quella che chiamiamo 'ricerca spirituale', che consiste nel comprendere a chi consegnare la nostra libertà, quell’energia libera che possiamo chiamare coscienza morale, anima, mente. I miei quattro maestri sono quindi dei ricercatori, che hanno trovato cose diverse ma che erano accomunati anche dal metodo di ricerca".

Che metodo hanno usato?

"Un metodo basato sulla libertà. Tutti e quattro erano maestri liberi rispetto alle loro tradizioni. Erano persone che dicevano la verità anche se era scomoda e andava contro il conformismo. Erano quindi maestri liberi e capaci di liberare la mente di chi li ascoltava e li seguiva. E i loro seguaci avevano un tratto in comune: non erano sottoposti, ma discepoli, erano persone invitate ad accogliere la parola del maestro, farla propria e diventare come il maestro stesso. Gesù chiama i suoi discepoli 'amici' e l'amicizia contempla l'uguaglianza. Buddha paragonava il suo insegnamento a una zattera. Deve aiutare ad attraversare il fiume ma una volta arrivati a riva i discepoli non devono caricarsela sulle spalle ma camminare liberi. Esempi simili potremmo farli per Confucio e Socrate… tutti maestri liberi che miravano a generare libertà nei loro discepoli".

Nel libro parla di un quinto maestro a cui dobbiamo tutti tendere. Ma di chi o cosa si tratta?

"L'insegnamento dei quattro maestri non ci fornisce tanto dei precetti, ma, come detto, un metodo che deve diventare nostro. Lo scopo della vita non è rimanere sempre dei discepoli ma diventare creatori della nostra esistenza. Dobbiamo diventare capaci non solo di prendere appunti ascoltando altri, ma di scrivere pagine nuove, originali. Scopo della vita è diventare degli autori, senza però mai smettere di imparare, senza mai smettere di aprirci alla conoscenza. Ma da chi dobbiamo continuare a imparare? Dalla coscienza morale che sta dentro di noi. Non è, però, il nostro ego che ci spinge all'egoismo e a metterci in costante contrapposizione con gli altri, ma quella voce interiore da cui un filosofo come Kant faceva scaturire l’imperativo categorico: agisci in modo da trattare l’umanità sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo".

Seguire i quattro maestri e il quinto maestro interiore impone un superamento delle religioni tradizionali?

"Ognuno ha il suo cammino davanti a sé e questo impone grande libertà interiore e, al contempo, grande fedeltà. Il cardinale Carlo Maria Martini ha detto chiaramente che Dio non è cattolico, suscitando anche delle polemiche, ma non si è mai sognato di abbandonare la religione cattolica, perché quella era la sua via, sulla quale camminare in maniera libera e fedele. Le religioni sono strumenti, sono vie, non sono la meta. Dio è ciò di cui non si può pensare nulla di più grande… Se una religione pensa di essere la meta, quindi alla pari di Dio, diventa idolatria".
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