Da Polifemo a Joyce: il mito di Odisseo rivive a Senorbì
Un percorso interdisciplinare che mette in dialogo archeologia, letteratura e arte contemporaneaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un frammento di ceramica a figure rosse, con impressa la testa di un ariete, diventa la chiave per attraversare oltre duemila anni di storia e immaginario. È uno dei reperti custoditi al Museo Archeologico Domu Nosta di Senorbì, emerso dagli scavi sull’acropoli di Santu Teru, e richiama alla memoria l’astuzia di Ulisse nell’antro del Ciclope Polifemo. Da questa preziosa testimonianza prende avvio “Oltre Itaca. Naufragi, alterità e geografie del ritorno”, il nuovo progetto culturale promosso in collaborazione con l’Università degli Studi di Cagliari e la rivista internazionale di studi culturali Medea.
Un percorso interdisciplinare che mette in dialogo archeologia, letteratura e arte contemporanea per interrogarsi sull’attualità del mito di Odisseo.
Il ciclo di incontri accompagnerà il pubblico tra settembre e dicembre, con studiosi dell’Ateneo cagliaritano. Si parlerà dell’Ulisse di Dante, dello Stephen Dedalus di Joyce, del rapporto tra Odisseo e la navigazione nel mondo greco e, infine, di arte pubblica, insularità e identità territoriale.
«Il Museo conferma la sua vocazione di spazio dinamico», spiega la direttrice scientifica Elisabetta Frau, sottolineando la volontà di trasformare la collezione in un sistema di narrazioni vive. Un’iniziativa che punta così a rafforzare il ruolo del Museo di Senorbì come presidio culturale della Trexenta e luogo di incontro tra patrimonio archeologico, ricerca e comunità.
