“Amica d’anima”, il libro di Giacomo Contu per raccontare l’amicizia con Michela Murgia
Lo scrittore: «Un viaggio dentro un legame, ma anche dentro ciò che quel legame continua a generare, anche dopo»Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Non è solo un racconto di eventi. È anche uno spazio di riflessione, in cui la memoria diventa un modo per interrogarsi su cosa resta davvero degli incontri che cambiano le persone. Il lettore troverà frammenti di vita vissuta, immagini molto concrete, ma anche pensieri che si allargano, nel tentativo di diventare qualcosa che possa appartenere a tutti.
Pagine dove il cabrarese Giacomo Contu, nella vita osteopata, racconta il suo grande e forte rapporto d'amicizia con Michela Murgia, la celebre scrittrice e intellettuale, scomparsa nell'agosto del 2023, all'età di 51 anni.
Il suo libro dal titolo “Amica d'anima”, uscirà tra pochi giorni. Assieme a un brano musicale omonimo. «L’ho scritto come un gesto di memoria, ma anche come un atto di riconoscenza verso ciò che l’incontro con Michela ha generato in me», racconta Giacomo Contu. «Di certo – aggiunge - non nasce con un intento editoriale. È cominciato come qualcosa di molto intimo, ma anche necessario: un tentativo di restituzione, prima ancora che di racconto. Non per celebrare, né per spiegare, ma per ricordare con verità, pudore e riconoscenza. In realtà, in ordine cronologico, è nato prima il brano omonimo. Era quello, inizialmente, il mio modo di renderle omaggio. Poi ho sentito che non bastava, che c’era un contesto, un significato più profondo da raccontare, che quella canzone non poteva contenere. E nel provare a raccontarlo, mi sono accorto che il libro stava diventando non solo un approfondimento, ma lo spazio in cui la mia amicizia con Michela
poteva continuare a esistere. Forse perché, attraverso quell’amicizia di gioventù, Michela è diventata parte del mio sguardo, del modo in cui oggi affronto tanti aspetti della vita. Perché ci sono persone che, quando le perdi, smetti di misurarle nel tempo. Non le conti più in giorni o in anni. Le misuri negli spazi lasciati vuoti».
E il libro nasce proprio di continuare ad abitare quegli spazi. La decisione di scriverlo è maturata lentamente, ma ha preso forma il giorno del suo funerale, a Roma. «All’uscita della chiesa degli Artisti, in piazza del Popolo, c’era una folla immensa: amici, persone comuni, lettori - ricorda l'amico Giacomo - .Tutti lì per lei. In mezzo a quella presenza così viva, mi sono detto con estrema lucidità che avrei scritto di cosa aveva significato conoscere Michela prima che diventasse un personaggio pubblico».
Contu ha conosciuto Michela Murgia molto prima che diventasse il personaggio pubblico che tutti hanno imparato a leggere, amare o criticare. «L’ho conosciuta in quel tempo della gioventù che lei stessa, in un’intervista, definì come il periodo in cui nascono le amicizie più vere, perché sono quelle in cui ciascuno può ancora diventare tutto. Per me è stata una guida silenziosa, una presenza formativa, una motivatrice. Una figura capace di vedere in me un arcobaleno di possibilità, proprio lì dove io riuscivo a vedere solo limiti. Nel libro, a un certo punto, la descrivo così: “Michela aveva questo dono raro: vedere in te qualcosa che nemmeno tu sospettavi di avere. In quegli anni era un universo in continuo movimento: inclusiva, generosa, educatrice, motivatrice. Oggi la definisco per ciò che è diventata nel tempo: una presenza che continua ad abitarti, anche quando non c’è più. Un’amica d’anima, appunto».
Giacomo ha sentito per l'ultima volta Michela poche settimane prima della sua morte, al telefono: «Non ci sentivamo da anni. Il contatto è nato da un’urgenza: portarle il desiderio della zia Annetta di rivederla, ma anche dirle ciò che non avevo mai trovato il coraggio di esprimere, in tutto quel tempo in cui le nostre strade si erano allontanate. Quel 22 luglio 2023, durante quella telefonata con Michela, ho sentito con chiarezza che qualcosa si stava chiudendo e, allo stesso tempo, consegnando. Quando, alla fine della conversazione, ha detto “Siamo stati bravi”, ho avuto la percezione che non fosse solo una frase attraversata da una nostalgia condivisa, ma qualcosa di più profondo, quasi un passaggio, un testamento affettivo. Mi ha parlato della fine con una serenità disarmante. E io, in quel momento, ho capito che non c’era più tempo per rimandare. Ci siamo salutati senza retorica. Sono stato io a pronunciare le ultime parole, con l’unica frase che conteneva tutta la riconoscenza, l’affetto e la verità di quel momento: "Ti voglio bene, Michi”».
Il libro segue un andamento narrativo più che cronologico. Non è diviso in capitoli “tematici” nel senso classico, ma in passaggi che accompagnano il lettore dentro un percorso di un’amicizia che nasce, si interrompe e, in qualche modo, si ritrova. Si parte dagli anni della gioventù, da quel tempo in cui le relazioni hanno un’intensità particolare e contribuiscono a formarti. Poi il racconto attraversa la distanza, il silenzio, le vite che prendono direzioni diverse, fino ad arrivare a quel momento inatteso in cui qualcosa si riapre. Il cuore del libro è proprio lì: nell’ultimo contatto, in ciò che viene detto e, forse ancora di più, in ciò che per anni era rimasto inespresso. «Un viaggio dentro un legame - conclude Giacomo Contu - ma anche dentro ciò che quel legame continua a generare, anche dopo».
