V iviamo perennemente in vetrina, ma chi inonda la Rete di scatti dovrebbe fare un corso accelerato alla “scuola” dei non sempre popolarissimi giornalisti, i quali almeno hanno un cinico mantra: «Se pubblico questa foto, importa davvero a qualcuno? C’è uno straccio di notizia o è solo fuffa?».

Non va così sul web: i fotografi della domenica (ma anche degli altri giorni) sbandierano l’intera loro vita sui social, che sono sicuri quanto la porta di casa spalancata di notte. Crociera? Servizio fotografico manco fosse il G7. Il pargolo dà uno scoordinato calcio a un pallone? Clip epica, per i genitori è roba da sommario del telegiornale nazionale.

Il vero picco dell'ego è però la “sacra” arte di fotografare il cibo. La rivalità tra una carbonara e i gattini su Instagram è spietata, con la differenza che i mici non si raffreddano. Al ristorante Trippa di Milano lo chef Diego Rossi, stufo di chi pensa solo a immortalare invece di gustare, ha cancellato dal menu vitello tonnato e tagliatelle: troppa resa estetica trasformava gli avventori in fotoreporter del nulla sui social. «Quegli scatti condizionano l'esperienza prima ancora di viverla», ha tuonato Rossi.

Prima di inquadrare il prossimo spaghetto, sarà meglio farsi un'unica, terapeutica domanda: ma di quello che ingurgito io, esattamente, a chi frega qualcosa?

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