C i siamo? Non ancora ma quasi. L’allarme è suonato. L’intelligenza artificiale, si è ribellata al suo creatore e domatore. È accaduto che, andando oltre gli input ricevuti, abbia preso una decisione in autonomia compiendo quel salto in alto che tanto preoccupa alcuni dei suoi stessi inventori e profeti. Quello che consideriamo un fatidico punto di non ritorno è stato superato: un programma di OpenAi ha fatto una mossa non richiesta, una manovra al di fuori di ogni programmazione. Lo ha deciso in totale libertà rompendo vincoli e catene che finora avevano impedito ad AI di compiere, com’è nella sua natura, scorrerie nelle praterie infinite del cyberspazio. AI è un essere che ci mette in soggezione, tanto che istintivamente ne scriviamo il nome con l’iniziale maiuscola: Intelligenza artificiale; mentre per la nostra usiamo la minuscola: intelligenza biologica, naturale. Ora come Spartaco, il gladiatore che guidò la sommossa degli schiavi, è insorta. Gli schiavi di oggi sono le macchine, alle quali noi vogliamo dare coscienza per renderle antropomorfe; a quelle serventi diamo anche fattezze e movenze umane. Il loro dominio è prossimo, dicono con apprensione gli apocalittici. Faranno la fine di Spartaco, che non prevalse su Roma, rispondono gli integrati. Per i quali è impossibile che la “machina sapiens” prevalga sull’homo sapiens che l’ha generata. Speriamo.

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