Il popolo bue
Caffè Scorretto
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C on la legge elettorale attuale, sostengono i sondaggisti più accreditati, dopo le prossime elezioni non ci saranno né vincitori né vinti. Solo un pareggio, naturale conseguenza dello scontro tra il populismo di destra e quello di sinistra. In tal caso, secondo autorevoli opinionisti dell’area progressista, sarebbe necessario un governo tecnico. Gli italiani sono attratti dal populismo perché in gran parte sono ancora “popolo bue”: lo hanno sentenziato le teste d’uovo di entrambi gli schieramenti. “Popolo bue”: una locuzione caduta in disuso e per l’occasione ripescata. Una volta vi facevano riferimento i nostalgici della dittatura, per i quali la democrazia è un sistema di governo fallimentare. Sostenevano che il popolo è in maggioranza ignorante e inabile a operare scelte coscienti. I propugnatori di questa tesi invocano a loro sostegno la saggezza di Socrate. Il filosofo ateniese riteneva che la massa, proprio perché ignorante, non possiede la capacità di discernere tra bene e male. Anche oggi, ogni tanto, la sovranità popolare viene annullata. Non occorre un colpo di stato. E’ sufficiente che un parlamento si dichiari inabile e si affidi a una “mente tecnica illuminata”; che a sua volta si circonda di altre menti di illuminazione appena più fievole. Nascono così i governi dei tecnici benedetti dal Colle. Con il popolo che torna a essere considerato “bue”.
