A Castelfranco Veneto i vigili hanno fermato un tale e gli hanno spiegato per tre volte che non poteva portare il figlio sulla canna della bici, soprattutto sull’acciottolato. Ma lui non se n’è dato per inteso e alla fine lo hanno multato. A quel punto il tipo, scandalizzato, ha denunciato sui social l’iniqua sanzione. E ha aggiunto che «ci sono altre priorità di sicurezza nella nostra città», come se non fosse stato lui a farla così lunga, e come se gli agenti pur di multarlo avessero rinunciato ad arrestare Riina. Ora, si può essere trotzkisti o neoborbonici, guelfi o ghibellini, ma si suppone che per tutti sia giusto rispettare il codice della strada, soprattutto a tutela dell’incolumità di un bambino. E invece la faccenda ha suscitato un mare di insulti social alla municipale.

La sensazione è che accanto all’antagonismo violento, massivo e ideologizzato, vedi la Val di Susa, stia crescendo un’insofferenza alle regole pulviscolare e individualista. Un sovranismo monoposto che sui social trova, per dirla con Canetti, il cristallo di massa per addensarsi in un ribellismo sordo e antistato. E questo anarchismo da tinello, che si gonfia tra gioiellerie e case nel bosco, per alcuni rappresenta più un gruzzolo che un pericolo. Se il tipo anziché di 27 euro lo avessero multato di 2700, ci sarebbe già il video AI del generale romano che gli dà un passaggio sulla biga per fare ricorso al Tar.

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