E vitiamo pietose metafore sulla coperta corta, con questa canicola. Anche perché non manca la coperta: manca proprio il letto. Negli ospedali sardi il “tutto esaurito” non è un trionfo turistico da esibire sui social, ma il disastro dei reparti. Mentre la Regione gongola per il sold out dei vacanzieri, l'informazione deve occuparsi dell’altro pienone: quello dei posti per chi sta male. Una sorpresa? Solo per chi ha vissuto in un bunker per decenni, ignorando la genialità delle varie riforme sanitarie regionali.

A Isili e nelle altre periferie della cura i cittadini si uniscono in comitati per rivendicare l'esotico “diritto alla salute”. Il sistematico smantellamento dei piccoli ospedali, unito alla caccia al medico e al collasso dei pronto soccorso, ha generato il capolavoro logistico: tutti deportati a Cagliari, Sassari o Nuoro. Chi poteva curarsi sotto casa ora deve “albergare” a ore di viaggio. Peccato però che gli ospedali non abbiano il servizio in camera né la ricettività di un resort a cinque stelle: manco i letti, ci sono.

Ci ammaliamo di più anche perché le diagnosi arrivano con la stessa fulminea rapidità delle ere geologiche. Come se non bastasse, ci si mettono pure i turisti, così maleducati da sentirsi male proprio durante le vacanze. Tutto normale, insomma, finché non tocca a noi.

E allora, tanti saluti al medico curante. E zero feste alla Sanità incurante.

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