« Voglio una donna con la gonna», cantava Roberto Vecchioni al Festivalbar. Era il 1992, l’ironia era un concetto ancora accessibile e il cantautore usava lo stereotipo per smontarlo, facendo comunque infuriare le femministe. Trentaquattro anni dopo, la sinistra barcolla e al posto della satira trionfano i sedicenti “attributi”, per quanto solo autocertificati. Ora a cantarle alle donne è l’ex generale Roberto Vannacci, folgorato sulla via della destra estrema. O forse è l’opposto. Nessun pentagramma né rima né ombra d'ironia: solo il denso aroma di anfibio d'ordinanza in piena camerata.

Intervistato sull’amletico dilemma del guardaroba femminile (meglio la gonna corta per la signora, o signorina per irritare le femministe, oppure lunga?), l’eurodeputato ha piazzato la perla: «Io una donna la preferisco sempre senza gonna». Elegante, raffinato, un vero esempio di galateo da truppa in trincea fangosa.

Inseguire la sparata ad alzo zero pur di accaparrarsi l'apertura dei giornali è una tattica discutibile, certo, però fare di tutto per inimicarsi il voto femminile apre scenari psicologici inquietanti. Al Generale, rimasto decisamente generale nelle sue uscite, va bene così. L’importante è farsi notare: prima degradante, e se nulla cambia poi irrimediabilmente degradato.

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