L a massima va adeguata: la legge è, più o meno, diseguale per tutti. In ogni caso soggetta ad adattamenti suggeriti dalle opportunità che offre il potere. L’immunità parlamentare in un Paese normale sarebbe bandita ma nel nostro, perennemente border line, resiste nonostante qualche aggiustamento a furor, controllato, di popolo. Un mese fa la Camera dei deputati ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione ad acquisire le chat e la corrispondenza dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro nell’ambito di un’indagine che coinvolgeva una società. Hai voglia di ricordare che anche la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto e Niccolò Machiavelli “dove men si sa, più si sospetta”: niente, se la cantano e se la suonano. È recente l’acquisizione delle chat tra la senatrice Ilaria Cucchi e l’infettivologo Nicola Cocco da parte della Procura di Ravenna nell’ambito di presunti falsi certificati di idoneità dei migranti al Cpr. La senatrice ritiene che le chat siano state acquisite illegalmente ma assicura di non voler sollevare questioni con la Corte Costituzionale per concludere: “non intendo avvalermi dell’immunità”. Con la Cucchi in politica si può non essere d’accordo su tutto ma rifiutare per quanto la riguarda l’immunità parlamentare la mette al sicuro da quelli che dicono: “Lei non sa chi sono io”. Spesso si tratta di un fesso.

© Riproduzione riservata