I Brebus, le formule rituali della medicina popolare
Parole che possono curare, proteggere, allontanare il malePer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Non sono semplici parole. Non sono preghiere, né formule da ripetere distrattamente. In Sardegna, le parole possono curare, proteggere, allontanare il male. Possono — letteralmente — fare.
È in questa zona sospesa tra il sacro e il mistero che abitano i Brebus, uno degli elementi più affascinanti e meno conosciuti della cultura popolare sarda.
Chi sente nominare “Sa mexina de s’ogu”, il rituale contro il malocchio, prima o poi inciampa inevitabilmente in questo termine.
E si chiede cosa siano davvero, questi Brebus, tramandati sottovoce, custoditi gelosamente, mai pronunciati a caso.
I Brebus sono formule rituali, parole precise che accompagnano i gesti della medicina popolare sarda.
Ma ridurli a semplici parole sarebbe un errore. Il termine stesso, brebu, non indica una parola qualunque: significa verbo, parola attiva, parola che genera effetti.
Nella lingua sarda esistono molti termini per indicare la parola — fueddu, allega, peraula — ma brebu appartiene a un’altra dimensione.
È una parola carica di potere, che vive solo nel momento in cui viene pronunciata secondo regole precise, tempi stabiliti, gesti antichi.
Spesso associati alle preghiere cristiane, i Brebus affondano in realtà le loro radici in epoche molto più remote.
Nascono da pratiche pagane antichissime e, con l’arrivo del cristianesimo, non scompaiono: si trasformano. Il risultato è una fusione sorprendente, in cui santi e divinità convivono come entità invocate liberamente, senza rigidità dogmatiche. Cambia il linguaggio, ma la finalità resta intatta: guarire, proteggere, ristabilire l’equilibrio.
I rituali che impiegano i Brebus non riguardano solo la cura del corpo.
Servono per allontanare il malocchio, per proteggere, per spiegare l’inspiegabile. Rafforzano amuleti e talismani, ne attivano il potere simbolico. E richiedono ripetizione: le formule vengono recitate più volte nel corso della giornata, talvolta per giorni consecutivi e seguono un ordine ben preciso che non ammette improvvisazioni.
Non tutti possono conoscere i Brebus. Anzi, pochissimi. La loro trasmissione è un atto delicato, quasi sacro. Tradizionalmente sono affidati alle donne ritenute più idonee: le guaritrici, chiamate in Sardegna Sa maiargia o Sa meigadora. Custodi di un sapere che non si insegna, ma si riceve.
Il passaggio avviene quasi sempre all’interno della famiglia, da madri a figlie, da nonne a nipoti. Ma non mancano eccezioni: alcune guaritrici scelgono la persona a cui affidare i Brebus e lo fanno seguendo sogni, intuizioni, sensazioni profonde. Segnali che indicano chi è pronta a sostenere il peso di quel sapere. Si racconta che alcune di loro custodiscano anche cinquanta o sessanta Brebus, ognuno legato a un rituale specifico.
Ancora oggi, in tutta l’Isola, queste pratiche sono vive. Cercate, rispettate, a volte raggiunte persino da chi arriva da lontano. Ed è forse proprio questo il segreto del fascino dei Brebus: l’alone di mistero che li avvolge, la loro natura invisibile, il fatto che non si mostrino mai completamente. Anche chi vi si avvicina con scetticismo, spesso come ultima speranza, ne resta colpito.
Po s'ogu liau o ferimentu 'e ogu o curp'e lingua
Custa est sa manu de su meigadori, Gesù Cristu e' su donadori: ti ndi pighidi punt'e dolori.
Nostra Signora de s'Assunta ti ndi pighidi dolori 'e punta, Santu Vissenti manuferreri donnia mali ti 'engada a beni;
e Santa Orrosalia
ti ndi pighidi onnia simmia e Santu Cosma e Damianu
ti ndi pighidi su tantu 'e sa mia manu, e Santu Omeu ca meigau adi a Deus, a Deus adi meigau in sa ruxi incravau.
(Traduzione)
Per il malocchio o la malalingua
Questa è la mano del guaritore,
Gesù Cristo è il donatore: Ti liberi dal dolore.
Nostra Signora dell'Assunta ti liberi dal dolore di punta, San Vincenzo il fabbro trasformi in bene ogni male; e santa Rosalia ti tolga ogni fastidio e i santi Cosma e Damiano
ne prenda una parte dalla mia mano, e san Tommaso, che ha medicato Dio, ha medicato Dio inchiodato sulla croce.
Po s'amutamentu: A Santu Sisinni
Santu Sisinni sinnali
solu solu a mi croccai solu solu a mi 'ormiri.
Non c'esti a che timiri solu chi m'at a amuttari scuru che su mari scuru che in bucca manu de foll'e murta
(Traduzione)
Per l'incubo
A San Sissinnio
San Sisinnio date un segnale perché mi possa coricare da solo e possa dormire da solo.
Non c'è da temere se non chi mi procura l'incubo scuro come il mare scuro come in bocca mano di foglia di mirto.
