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approfondimento

Cicloturismo, i viaggi infiniti di Roberto e della sua Graziella

Ha cinto la Sardegna in un abbraccio fatto di sbuffanti pedalate
roberto fanni con la sua graziella a monserrato alla partenza del giro dell isola (foto melis)
Roberto Fanni con la sua Graziella a Monserrato alla partenza del giro dell’Isola (foto Melis)

Prima la via Francigena, poi il Giro della Sardegna: Roberto Fanni, cagliaritano che vive a Monserrato, 63 anni, è un viaggiatore a pedali fuori dal comune, non il classico cicloturista. La sua compagna si chiama Graziella e in realtà non è nemmeno una vera Graziella, ma è quel tipo di bici lì. L'ha comprata al mercatino di via Po per 10 euro, l'ha adattata per lunghe percorrenze, sfruttando il fatto di averne già un'altra. Ed era pronto a partire. "Voglio chiarire che non mi considero certo un fenomeno, fisicamente parlando. Certo, mi sento molti meno dei miei 63 anni, soprattutto se mi guardo attorno e vedo i miei coetanei, ma conosco anche gente più anziana che fa molto di più. Però ho fantasia, più che prestanza, resistenza o altre capacità, mi invento qualcosa di particolare".

La bici tipo Graziella in assetto da viaggio durante una sosta (foto Melis)
La bici tipo Graziella in assetto da viaggio durante una sosta (foto Melis)

LE MOTIVAZIONI Il mezzo di trasporto ce l'aveva, l'attitudine anche. "Sono stato velocista a livello Master nell'atletica (11 secondi e rotti nei 100, ndr), almeno dieci anni di mountain bike. Le migliori soddisfazioni me le sono tolte dopo i cinquant'anni, con qualche primo posto di categoria nel cross country...", puntualizza. Serviva solo una motivazione. Anzi, un pretesto, perché la voglia in questi casi non manca mai: due anni fa, il 12 luglio, un'operazione all'anca ha messo fine ai suoi problemi di deambulazione, aprendogli la via a una rinascita anche sportiva: "Mi ha ridato la voglia e la possibilità di pedalare, ma soprattutto di camminare. Adesso faccio trekking, percorro decine di chilometri a piedi. È una cosa che mi ha cambiato la vita, i miei viaggi sono una forma di celebrazione. No, non un pellegrinaggio, anche se sono credente", assicura, "ma la motivazione è sportiva".

Fanni a Santa Maria di Leuca, arrivo della via Francigena, nel 2019 (foto Melis)
Fanni a Santa Maria di Leuca, arrivo della via Francigena, nel 2019 (foto Melis)

LA VIA FRANCIGENA Così, il 12 luglio è diventato data di partenza per lunghi viaggi in bicicletta, con la sua Graziella. L'anno scorso ben più di tremila chilometri lungo l'antica via Francigena, quest'anno il periplo della Sardegna (oltre mille) lungo la costa. Per lui, per tanti anni autista di mezzi pesanti, "il viaggio dello scorso anno è stato fatto quasi per celebrare la pensione arrivata pochi giorni prima", spiega. Ha attrezzato la Graziella ed è volato in Inghilterra: "Partenza classica, da Canterbury, vicino a Londra, arrivo a Santa Maria di Leuca, in Puglia. In tutto circa 3200 chilometri, considerato che ho fatto qualche divagazione come la Reggia di Caserta o Alberobello che volevo visitare e non sono sulla traccia. In tutto 60 giorni, dal 12 luglio al 12 settembre. Si poteva fare più in fretta, ma volevo fare due mesi esatti. Un capriccio personale. E poi era una vacanza, non un tour de force", sorride Fanni.

IL GIRO DELLA SARDEGNA Quest'anno, la pandemia lo ha costretto a restare sull'Isola: "Le alternative erano il Giro della Sardegna o il cammino di Santa Barbara che conosco già bene per averlo fatto in mountain bike quasi tutto. La bici l'avrei dovuta caricare spesso in spalla. Comunque ho esposto i miei progetti a una mia amica e lei mi ha detto di fare il Giro: senza altro motivo particolare ho scelto quello", racconta divertito. "L'idea guida era seguire le coste, dove era possibile, partendo da Monserrato. In senso antiorario, sennò bisticci con il maestrale ed è un problema". Un viaggio più breve ma in autonomia: "Esatto. Dodici giorni, dormendo nelle spiagge, nelle pinete, con il sacco-bivacco. Sceglievo posti dove si poteva fare una doccia, stare un po' al sole ad abbronzarmi", prosegue. "Non è stato facile: fatica, sudore, guai meccanici. Ho trovato per strada persone che mi hanno aiutato a risolverli. Voglio citare un gommista di Posada, gentilissimo, che non ha voluto un centesimo. Un altro a Carbonia che mi ha aiutato a riparare il movimento centrale". Per il resto, in questi casi il programma è semplice: pedalare. "A mangiare mi fermavo per strada, entravo in un supermercato, magari prendevo un mezzo pollo, una pizza, una focaccia. E birra, che non manchi! La sera trovavo un posto dove dormire e la mattina alle sei ero già in giro, per abituarmi gradualmente al caldo della giornata. Mi è capitato di fare la Alghero-Bosa tra mezzogiorno e le 16: una sofferenza, ma poi un bel bagno e sono rimasto lì".

I RAPPORTI CON LA GENTE "Tanti amici mi hanno chiesto di passare a trovarli, mi hanno offerto ospitalità, ma non sempre la loro presenza coincideva con l'orario di passaggio ed è difficile fermarsi troppo a lungo. Volevo dormire sempre all'aperto, l'ho fatto spesso anche d'inverno nelle sopralluoghi con il mio amico Amos Cardia per tracciare i percorsi delle varie gare che organizza. E non volevo aiuti esterni". Così ha cinto la Sardegna in un abbraccio fatto di sbuffanti pedalate, ad andatura ridotta, perché la Graziella non ha i rapporti e ha le ruote piccole: "Non sono un superman, spesso in salita bisogna scendere e spingere. Fa parte delle regole del gioco. È una sfida anche quella, come quella di andare senza cartina, soltanto seguendo i segnali. Quando ci sono".

Fanni alla partenza della via Francigena a Canterbury (foto Melis)
Fanni alla partenza della via Francigena a Canterbury (foto Melis)

IL MEZZO DI TRASPORTO Quello di Fanni è un incedere romantico, antico, che nasce dall'esperienza e dall'ingegno. "La bici l'ho un po' trasformata con accessori più adatti al viaggio, ho cambiato il manubrio, la forcella, ho usato pezzi da bmx che la rendono più guidabile e migliorano la posizione, cosa che è fondamentale", spiega mimando con l'impugnatura. "Poi ho messo due portaborracce, i freni v-break saldati al telaio per frenare un po' meglio. Però in discesa è sempre un'avventura, se prende velocità ci vuole un muro di cemento per fermarsi. La mia velocità non la conosco, non voglio nessuno strumento, il mio cronometro è il calendario, posso dirvi il tempo in giorni", dice. E ride ancora. Poi c'è il bagaglio: "Lo scorso anno erano una borsa sportiva legata al portapacchi e uno zainetto. Durante il primo viaggio non avevo bisogno di nulla, questa volta ho portato il sacco a pelo per dormire".

IL FUTURO Fanni vorrebbe completare il prossimo anno il trittico di viaggi legati alla salute ritrovata, partendo rigorosamente il 12 luglio. "Intanto ripartirò per un nuovo giro tra pochi giorni. Ho evidenziato alcuni problemi meccanici e voglio rimetterli alla prova, ma non voglio dire niente in anticipo", rivela. "E per il 2021, cosa che quest'anno il Covid mi ha impedito, spero di riuscire a realizzare un progetto più ambizioso. Servirà un sostegno economico perché è un tragitto internazionale. Ma prima devo verificare che non ci siano rischi nei territori che devo attraversare", conclude Fanni. Perché la sua pedalata leggera sulla piccola Graziella è e deve essere gioia, mai ansia. La bici è un messaggero di pace che fugge la guerra: "Non temo la distanza, la fatica o la solitudine, temo soltanto gli esseri umani malintenzionati".

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