Cellino: "Cagliari-Brescia? Vorrei non si giocasse mai. Il mio cuore in Sardegna"
Cagliari, Leeds, Brescia, lo stadio. L'arresto, Barella, Giulini, il fumo e la chitarra. Massimo Cellino torna in serie A, e già trema a pensare a Cagliari-BresciaPer restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp
Un giorno credi di essere giusto e di essere un grande uomo, in un altro ti svegli e devi cominciare da zero. Se la sua chitarra potesse parlare. "Non la suono da molto, ogni tanto mi capita di prenderla in mano e accarezzarla".
L'esperienza inglese lo ha aiutato a rialzarsi dopo la mazzata giudiziaria di Cagliari, anche se non sono arrivati i risultati. "Il Leeds ha avuto un effetto terapeutico. Chiodo scaccia chiodo". A Brescia, due estati fa, Massimo Cellino è poi ripartito dalle fondamenta ma in un calcio che conosce come le sue tasche, anche se la Serie B è una brutta bestia. Professione presidente. Sempre, comunque.
"La cosa che più mi disturba è quando qualcuno mi dice che sono una persona fortunata". È stato questo il suo primo pensiero, l'altro ieri, quando Dessena, proprio lui, ha segnato contro l'Ascoli e sancito la promozione delle Rondinelle in A. "Una grande soddisfazione professionale. Per me, per la mia famiglia e per chi mi vuole bene. E ancora non mi sono reso bene conto di quello che è successo". Già pensa, però, alla partita con i rossoblù. "La partita che forse non vorrei mai giocare". Ventidue anni in novanta minuti, dal 1992 al 2014, il passato che non passa mai. "Perché il mio cuore è sempre lì, come la mia anima. Non tornerò, però. Mai più".
Presidente Cellino, bentornato in Serie A, intanto.
"Grazie. Mi sento come se fossi uscito da un incubo".
Iniziato quando?
"Il 14 febbraio del 2013, il giorno del mio arresto".
Che cosa le hanno lasciato quei tre mesi in carcere?
"Una ferita profonda e un sogno infranto".
Si è fatto un'idea di tutta la vicenda stadio?
"Io un'idea me la sono fatta. Ma è talmente macabra che non la voglio accettare, né raccontare. Il problema è che se sono convinto di essere dalla parte della ragione non sono diplomatico, ma mi ostino, sono irruente. Il problema è che siamo in mano a ingiustizie, senza difese".
Si sente cambiato?
"Spero di sì, anche se mia moglie dice di no. Forse sono più comprensivo e mi mordo la lingua prima di parlare".
Fuma ancora tanto?
"Di più".
La chitarra?
"Abbandonata sul divano per assenza di colleghi. Magari organizzo un bel concertino per festeggiare".
Questa promozione è una rivincita?
"Sì, ma non nei confronti del Cagliari, la mia squadra del cuore alla quale vorrò sempre bene. Pensi che quando qualcuno cita il 'presidente del Brescia' io mi giro per vedere se c'è Corioni. Viceversa, quando in tv nominano il presidente del Cagliari mi sento chiamato in causa".
Ha più parlato con Giulini?
"Da due anni non più, c'è stato uno scontro di idee. Ha un carattere diverso dal mio. Ma quello che sta facendo gli fa onore, perché tenere il Cagliari in Serie A è sempre un'impresa".
Segue ogni tanto il Cagliari?
"Non solo lo seguo, lo guardo".
Sorpreso da Barella?
"Avendolo cresciuto io, so bene quanto vale. Un ragazzo eccezionale, oltre che un campione".
Analogie con Tonali?
"Dal punto di vista tecnico nessuna".
A proposito, dove andrà?
"A Brescia. A me non piace vendere i giocatori, lo sapete bene. Io non vendo nessuno. Nessuno. Nel calcio si vince vincendo non vendendo".
Chi vedrebbe bene tra i rossoblù nel suo Brescia?
"L'unico ce l'ho già, Dessena, un piccolo ricordo di Cagliari qui da noi".
Non solo lui.
"Sì, ci sono anche il ds Marroccu e Stefania".
Sino alla terza giornata c'era anche Suazo.
"David è bravo, farà bene, ma non era il momento giusto. Era una scelta più di cuore. Non è stato facile cambiare e farlo mi ha addolorato".
Cosa è rimasto di Cellino nel Cagliari di oggi?
"La mia anima, il mio sangue, il mio sudore. Quelli ci saranno sempre".
Pensa già a Cagliari-Brescia?
"Ci penso, sì. Sarà la partita più dura della mia vita. Vorrei che vincessero tutte e due".
Le manca Cagliari?
"Più che altro mi manca il ricordo di Cagliari".
La sua vita bresciana?
"Non conosco la città. Quando sono a Brescia vivo tra campo e ufficio. Trascorro la maggior parte del tempo in aereo poi perché faccio la spola con Londra dove vive la mia famiglia".
Eccetto Edoardo.
"Sì, mio figlio mi sta aiutando qui a Brescia. È già nel Cda e sta crescendo molto come dirigente. Anche perché io inizio a essere vecchietto. L'anno prossimo saranno trent'anni di calcio".
La prima partita?
"Cagliari-Juventus al Sant'Elia, 0-0. Con Pancaro titolare perché Pusceddu aveva litigato con Mazzone, il mio vero maestro".
Addirittura?
"Eh sì, mi ha formato e traumatizzato".
Il giocatore più forte che ha avuto, invece?
"Daniele Conti".
Ha provato a portalo a Brescia?
"Non mi sono mai permesso, lo conosco bene, ha fatto una scelta di cuore ed è uno che non tradisce. Daniele non è al Cagliari, lui è il Cagliari".
Come lo vede in questo nuovo ruolo?
"Sprecato. È allenatore al cento per cento, sarebbe un fenomeno".
Chi sarà l'allenatore del Brescia l'anno prossimo?
"Corini, che domande. È del Leone come me, c'è molta complicità tra noi".
Che Serie A ritrova?
"Ritrovo innanzitutto amici. In tanti mi hanno fatto i complimenti, da Marotta a Percassi, e ancora Lotito, Preziosi, Cairo, chiaramente Galliani, la persona che più mi è stata accanto in questi anni".
Si è mai sentito tradito?
"C'è molta cattiveria nel mondo. Per fortuna c'è anche il paradiso, e questa promozione lo dimostra".
Avrà un ruolo in Lega?
"Sono uno dei presidenti più anziani del calcio italiano. Un ruolo ce l'ho a prescindere".
Presidente, si sente un emigrato?
"Purtroppo lo sono. E da emigrato cerco di dare onore alla Sardegna".
Fabiano Gaggini