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L'intervista

Fabio Vignati, ex Cagliari: "Il calcio è bello anche fra i dilettanti"

Intervista al difensore ex rossoblù e grande protagonista della promozione del Muravera dall’Eccellenza alla Serie D
fabio vignati (a destra) in un match contro la juve nel 2005 (archivio l unione sarda)
Fabio Vignati (a destra) in un match contro la Juve nel 2005 (Archivio L'Unione Sarda)

Per undici anni ha giocato tra i professionisti, in tutte le categorie (dalla Serie A alla ex C2). Due presenze nella massima serie, entrambe con la maglia del Cagliari e contro la Juventus, venticinque in Serie B con anche una rete realizzata, e quasi duecento in Serie C.

Fabio Vignati, difensore classe 1984, originario di Roma e dal 2005 “sardo acquisito”, è stato uno dei grandi protagonisti della promozione del Muravera dall’Eccellenza alla Serie D. Punto fermo dello scacchiere del tecnico Francesco Loi nel cuore della difesa.

Vignati, il 29 maggio 2005 l’esordio col Cagliari in Serie A?

"Sì, giocavamo contro la Juventus di Del Piero, Trezeguet, Ibrahimovic, Nedved e Cannavaro. È stato un regalo del tecnico Daniele Arrigoni. Ero subentrato a Rocco Sabato. Non stavo neanche bene fisicamente per un infortunio subito durante un incontro con la Primavera".

Può dire di aver giocato con Gianfranco Zola?

"Si, non ha bisogno di presentazioni. Ho avuto il piacere di avere come compagni anche David Suazo, Diego Lopez, Mauro Esposito e Andrea Cossu".

Difensore col vizio del gol. Il primo tra i professionisti col Cesena in Serie B.

"Contro il Treviso, avevo segnato la rete del due a uno al 26’ della ripresa. L’incontro era terminato 4 a 1".

Col Cagliari, vanta anche alcune presenze in Coppa Italia?

"Avevo giocato contro Manfredonia e Sampdoria".

Nel match con la Samp aveva annullato un certo Marco Borriello?

"Diciamo che avevo disputato una buona partita".

Dopo le avventure con Cagliari e Cesena, tanti campionati in C. Qualche rammarico?

"Ero arrivato in A e purtroppo ci sono rimasto poco. Qualche rammarico c’è. Sicuramente ho fatto delle scelte sbagliate".

La Sardegna sempre nel cuore? È rientrato nel 2013 con la chiamata del Porto Corallo dopo sette anni di lontananza.

"Mia moglie Silvia è di Cagliari. L’ho conosciuta nella mia prima esperienza in Sardegna. Abbiamo due figlie. Con la nascita della seconda mi sono dovuto riavvicinare a casa".

Poi Muravera in D, Lanusei, Tortolì e nuovamente Muravera in Eccellenza. Stagioni segnate da tanti successi.

"Col Muravera abbiamo ottenuto la salvezza evitando i playout. A Lanusei ho trascorso sei mesi bellissimi prima dell’infortunio. A Tortolì abbiamo vinto tutto: campionato, Coppa Italia e Supercoppa. Poi in D sono andato via insieme al tecnico Francesco Loi con la squadra in zona salvezza".

Ci parli della fresca promozione col Muravera.

"Una stagione da incorniciare. Merito di un gruppo eccezionale. Non era per niente facile. Dopo la sconfitta di Coppa Italia con la Nuorese, siamo stati padroni assoluti del torneo".

Lei ha disputato un grande campionato.

"Sono stato bene fisicamente. Per questo ringrazio lo staff, in particolare il fisioterapista Marco Nibbio e il preparatore atletico Fulvio Usai".

E del mister Loi che dice?

"Ha gestito la squadra in modo incredibile. Ha una capacità di vedere le partite che in pochi hanno. Un grande allenatore".

E dell’attacco da 111 reti?

"Giuseppe Meloni, Sergio Nurchi e Marco Nieddu sono giocatori da doppia cifra. A questi si è aggiunto Giorgio La Vista, un talento".

Il futuro?

"Mi piacere restare. Muravera è la mia seconda casa".

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