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Jesse Owens, quarantacinque minuti per una leggenda

Grazie alle sue doti agonistiche era riuscito a ottenere l'iscrizione all'università pubblica dell'Ohio
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Jesse Owens

Quarantacinque minuti per passare nella storia ed entrare nella leggenda. Quattro record del mondo in meno di un'ora. Succedeva ottantacinque anni fa, il 25 maggio. E ancora se ne parla. Si perché l'impresa di Jesse Owens ha dell'incredibile prima ancora che dello straordinario. Quando scende in pista al Big The Met di Anna Arbor, nel Michigan, non è uno sconosciuto ma neanche un campione. E' un giovane atleta che si è messo in luce ai campionati nazionali studenteschi di due anni prima. La sua specialità sono i salti e la velocità. Grazie alle sue doti agonistiche era riuscito a ottenere l'iscrizione all'università pubblica dell'Ohio. La sua famiglia non nuotava nell'oro, tutt'altro. Quando Jesse aveva nove anni padre, madre e figli si erano trasferiti da Oakville, nell'Albama, a Cleveland: erano gli anni della grande depressione americana e Jesse per sopravvivere doveva arrangiarsi. Come lui milioni di ragazzi neri. Nella sua scuola però c'era un allenatore, si chiamava Charles Riley e aveva vista lunga: lo aveva notato mentre correva nel cortile dell'istituto durante l'ora di ricreazione, lo aveva chiamato e subito inserito nella squadra di atletica leggera. Finite le Medie Owens si era iscritto in un istituto tecnico e, per portare qualche soldo a casa, dopo le lezioni lavorava in un negozio di scarpe. Ma non appena poteva correva ad allenarsi. Talento puro, aveva avuto modo di mettersi in mostra nelle gare nazionali riservate agli studenti. Ottenendo anche un altro importante risultato: l'iscrizione all'Università. Di cui però non aveva parlato con nessuno fino a quando il padre aveva conquistato un posto di lavoro sicuro: soltanto da quel momento Jesse (che si chiama James ma l'insegnante che faticava a capirlo per via del forte accento del sud lo aveva ribattezzato così) si era finalmente potuto dedicare anima e cuore all'atletica leggera.

Jesse Owens
Jesse Owens

In due anni aveva fatto progressi inimmaginabili ma nessuno poteva aspettarsi l'exploit del 25 maggio 1935. Scende in pista per il salto in lungo, vince e migliora il primato mondiale: otto metri e tredici centimetri. La straordinarietà del balzo è raccontata meglio di mille parole dalla durata del record che sarà battuto soltanto 25 anni dopo. Poco dopo l'oro nel lungo Jesse Owens si cimenta nella velocità: straccia gli avversari nelle 200 iarde piane in rettilineo. Taglia il filo di lana dopo venti secondi e tre decimi, primato del mondo. Quindi gareggia anche nelle 200 iarde a ostacoli in rettilineo ed è il terzo trionfo della giornata: oro e primato mondiale col tempo di 22 secondi e sei decimi. Owens è il primo uomo al mondo ad abbattere il muro dei 23 secondi. Non contento di lì a pochi minuti è di nuovo ai blocchi di partenza per la gara più breve: le 100 iarde. Che vince a mani basse in nove secondi e 4 decimi: record del mondo eguagliato.

Le imprese di questo straordinario atleta fanno il giro del pianeta e quando, l'anno successivo, si presenta alle Olimpiadi di Berlino, la Germania è sotto il giogo di Hitler. Il fhurer è allo stadio quando Owens conquista la medaglia d'oro nel salto in lungo. E' il 5 agosto 1936. Owen vince battendo la stella della Germania Luz Long. Dopo la gara si è detto per molti anni che Hitler che se ne sia andato per non stringere la mano all'atleta nero vittorioso sul tedesco. Ma questa vicenda è stata smentita nel 1970 dallo stesso Owens nella sua autobiografia: "Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d'onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere tedesco mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un'ostilità che non ci fu affatto".

Jesse Owens
Jesse Owens

Alle Olimpiadi di Berlino Jesse vince quattro medaglie d'oro: nei 100, nel lungo, nei 200 e nella staffetta 4 x 100. In realtà quest'ultima gara non avrebbe voluto disputarla: avendo già ottenuto tre ori voleva lasciare il posto a un compagno di squadra. Ma i dirigenti americani gli avevano chiesto di gareggiare per mandare in pista la migliore formazione possibile. Per eguagliare il suo fantastico primato di quattro vittorie in una sola Olimpiade bisognerà aspettare 48 anni quando a Los Angeles 84 un altro mito dell'atletica leggera, Carl Lewis, salirà sul gradino più alto del podio nelle stesse gare. Jesse Owens è morto giovane, a 66 anni, ucciso dal cancro. Col suo nome è stato battezzato perfino un asteroide.

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