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Olimpiadi, Canada e Australia: "Non manderemo i nostri atleti a Tokyo"

Il premier giapponese Abe: "Possibile rinvio, la salute prima di tutto"
(foto dal profilo dei giochi)
(Foto dal profilo dei Giochi)

In piena emergenza mondiale per il Coronavirus continua a tenere banco anche il dibattito sui Giochi di Tokyo 2020. Lo stop definitivo non è arrivato, anzi. I vertici dello sport mondiale prendono tempo: entro un mese verrà presa una decisione.

Sulla vicenda è intervenuto anche il premier giapponese Shinzo Abe che, per la prima volta, in Parlamento ha considerato la possibilità di uno slittamento: "Difficile poter pensare di organizzare l'evento in questo contesto, dobbiamo prendere una decisione che includa un possibile rinvio, dando la priorità alla salute degli atleti".

La decisione del Cio verrà comunicata il 14 aprile. Ieri si era parlato anche dello slittamento di un mese, nel periodo già fissato per le paralimpiadi (dal 25 agosto al 6 settembre), ipotesi questa fortemente sponsorizzata proprio da Abe.

Canada e Australia, intanto, hanno già fatto sapere di non voler mandare i rispettivi atleti. Netto il Comitato olimpico canadese (Coc) che, d'accordo con quello paralimpico e sostenuto da Federazioni e governo, non le ha mandate a dire: "Siamo constretti a prendere una decisione difficile, ma niente è più importante della salute e della sicurezza della comunità mondiale. Non è una questione che coinvolge solo gli sportivi bensì tante altre persone".

Sulla stessa lunghezza d’onda il Comitato olimpico australiano (Aoc) che ha indicato ai propri atleti di prepararsi per i Giochi Olimpici del 2021 ritenendo che debbano dare priorità alla salute e a quella di chi li circonda. Il capo delegazione Ian Chesterman è stato chiaro: "Non può essere assemblata una squadra per l'estate vista l'emergenza sanitaria legata al Covid-19. A luglio non si può fare assolutamente nulla".

(Unioneonline/M)

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