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Tu si que vales: i pizzaioli autistici in finale. "Anche in Sardegna tifano per noi"

nico acampora quarto da sinistra con il team pizzaut
Nico Acampora, quarto da sinistra, con il team Pizzaut

Aprire una pizzeria interamente gestita, dalla cucina al servizio in sala, da ragazzi autistici.

È il progetto di inclusione sociale avviato, quasi per caso, da un gruppo di genitori della provincia di Milano e che oggi conta migliaia di sostenitori in tutta Italia, tanto da arrivare in televisione e conquistare la finalissima al talent show di Canale 5 "Tu si que vales".

In palio: 100mila euro, che potrebbero consentire a queste famiglie intraprendenti e coraggiose di coronare il loro sogno, chiamato (scimmiottando la celebre catena Pizza Hut), "Pizza Aut".

In vista di domani, giorno decisivo, in tutta la Penisola sono nati gruppi di tifo, dalla Lombardia alla Calabria, passando per l'Emilia. E non mancheranno i supporter dalla Sardegna.

Come spiega a L'Unione Sarda Nico Acampora, operatore sociale che ha lanciato l'idea e che ora coordina lo staff di pizzaioli: "Genitori con figli autistici, associazioni, semplici cittadini sensibili al tema della disabilità ci stanno contattando da Nord a Sud, isole comprese. Dalla Sardegna ci hanno scritto gruppi da Cagliari e Iglesias. Domani si riuniranno per preparare o mangiare una pizza, guardare la finale tutti assieme e darci il loro supporto".

Come è nato "Pizza Aut"?

"Mesi fa stavo pensando a una nuova iniziativa che potesse coinvolgere le persone autistiche, consentendo loro di lavorare e di impegnarsi in qualcosa di costruttivo. E una notte ho avuto l'illuminazione. Ho svegliato mia moglie e le ho detto: 'Dobbiamo aprire una pizzeria gestita da ragazzi con l'autismo'. Lei mi ha risposto: 'Dormi, ci pensiamo domani'. Ma io la mattina dopo avevo già quasi terminato di scrivere il progetto".

Come è stata accolta l'idea?

"All'inizio abbiamo pensato a una semplice raccolta fondi, per riuscire ad affittare uno spazio da adibire a ristorante. I ragazzi ne sono stati subito entusiasti e hanno dato da subito prova di saperci fare in cucina, sfornando ottime pizze".

E poi?

"Col passare delle settimane l'iniziativa ha cominciato a prendere sempre più piede, attraverso i social. E così è arrivato l'invito di Mediaset a partecipare a Tu si que vales".

Su Canale 5
Su Canale 5

La vostra esibizione, con i ragazzi che hanno preparato la pizza in diretta, ha fatto commuovere i giudici, da Maria De Filippi a Gerry Scotti...

"Ne siamo contenti. Ma ciò che conta è che stiamo dando una speranza a tante famiglie con ragazzi autistici. Una signora è venuta a Milano dalla Sicilia solo per chiedermi: 'Dimmi come posso fare a organizzare qualcosa di simile anche da noi'. Segno che è un tema sentito. C'è bisogno di nuove strategie di inclusione per le persone affette da autismo. Sembra banale, ma la cucina e la pizza, piatto semplice ma squisito, possono essere la chiave".

E ora la finale su Canale 5, con 100mila euro in palio. Avete chance di vincere?

"Noi abbiamo già vinto. Essere arrivati fino qui è già un grande successo. Certo, il premio fa gola, perché potrebbe permetterrci di aprire il ristorante senza dover ancora aspettare. Incrociamo le dita e facciamo appello a chi vede in questo progetto qualcosa di speciale. Il nostro principale obiettivo è dimostrare che si può andare oltre la disabilità, oltre i pregiudizi. Che l'autismo non è totalmente invalidante. E che l'inclusione, attraverso il fare, è possibile".

Luigi Barnaba Frigoli

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