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Giornata della Memoria, mostra documentaria al "Logudoro"

"Lina, Giovanni e Bruno Alt. Una famiglia ebrea pavese vittima delle leggi razziali fasciste"
bruno alt a tre anni (foto circolo logudoro di pavia)
Bruno Alt a tre anni (foto circolo Logudoro di Pavia)

In occasione della Giornata della Memoria, il circolo sardo "Logudoro" di Pavia (presidente Paola Pisano) presenta la mostra documentaria "Lina, Giovanni e Bruno Alt. Una famiglia ebrea pavese vittima delle leggi razziali fasciste", a cura di Gina e Paola Pisano.

Seguirà conferenza sul tema.

L'appuntamento è nel salone dell'associazione, domenica 26 gennaio, dalle 16.

"La famiglia Alt - ricordano dal circolo - risulta iscritta nei registri di popolazione del Comune di Pavia dal 21 giugno 1935. Giovanni Alt (il nome originario è Hans) è oriundo austriaco naturalizzato italiano. Nato a Vienna nel 1886, vive e lavora a Trieste; il 5 maggio 1915 sposa Carolina (Lina) Tolentino, anche lei ebrea, residente a Trieste con la famiglia, ma nata a Spalato nel 1883. Giovanni è impiegato in una società d’assicurazioni belga e per questa ragione si reca spesso all’estero; Lina è casalinga, ma la loro condizione economica è buona, pur non avendo altri redditi, né beni immobili. Dalla coppia l’11 giugno 1916 nasce a Budapest il figlio Bruno, che frequenterà poi le scuole triestine. Conseguita la maturità, Bruno si trasferisce all’Università di Pavia nell’autunno del 1934, dove s’immatricola nella Facoltà di Medicina e Chirurgia. Raggiunto dai genitori, la famiglia prende in affitto un appartamento in viale Nizza,8, (oggi viale Vittorio Emanuele II). Il padre, nel frattempo, è andato in pensione. Bruno si laurea con lode nel giugno del 1940 e inizia il corso di specializzazione nella clinica medica dell’ospedale S. Matteo. In esecuzione delle leggi razziali fasciste del 1938, i membri della famiglia Alt sono iscritti negli elenchi dei cittadini di razza ebraica".

Nel 1939, la Corte dei Conti registra il Regio Decreto che revoca la cittadinanza italiana a Giovanni e al figlio Bruno, avendola entrambi ottenuta dopo il 1919. Nel 1941 Bruno è costretto a lasciare l’attività ospedaliera, essendo vietato agli ebrei di lavorare negli enti pubblici. L’esclusione ferisce l’animo del giovane. L’anno dopo, un giorno in cui la madre si reca a Trieste dai familiari, Bruno accusa un improvviso malore e deve essere condotto all’ospedale d’urgenza. Muore il giorno successivo, il 5 settembre 1942, a poco più di 26 anni. Il referto medico diagnostica come causa di morte un’atrofia gialla acuta. Un’attendibile testimonianza riferisce invece che il giovane si sia suicidato, depresso per la discriminazione razziale subita".

Lina e Giovanni, durante la repubblica di Salò e l’invasione nazista, vengono arrestati a Pavia e condotti in carcere. "Lina, sofferente di una grave forma di artrite, è ricoverata in un ospedale a Milano, dove il medico curante riesce per un certo periodo a impedirne il trasferimento; in seguito viene poi trasportata a Bolzano, in attesa di essere tradotta in Germania. Nel frattempo la guerra finisce e riesce a tornare a Pavia; muore in una casa di riposo per anziani ebrei a Milano nel 1963. Giovanni, dopo l’arresto, è trasferito nel campo di concentramento di Fossoli (Modena) e da qui deportato il 22 febbraio 1944 nel campo di sterminio di Auschwitz. Probabilmente è stato eliminato il giorno stesso dell’arrivo; non si sono mai avute sue notizie".

(Unioneonline/s.s.)

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