SALUTE

La scoperta

Nei meccanismi che fanno amare il rischio una "chiave" contro il Parkinson

I meccanismi possono consentire di sviluppare tecniche per curare alcuni sintomi comportamentali e motori della malattia
(foto picpedia nickyoungson)
(foto @Picpedia - NickYoungson)

Identificati nel cervello i meccanismi che portano ad amare il rischio: scoperti nelle persone malate di Parkinson, potrebbero consentire di sviluppare terapie personalizzate per curare alcuni sintomi comportamentali della malattia, oltre a quelli motori.

Il risultato, pubblicato sulla rivista "Movement Disorders", si deve ai ricercatori dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e l'Azienda Ospedaliero Universitaria (Aou) di Careggi.

"I risultati - rileva Alberto Mazzoni, coordinatore dello studio e responsabile scientifico del Laboratorio di Neuroingegneria Computazionale dell'Istituto di Biorobotica - confermano che l'area che abbiamo studiato ha un ruolo di freno per le decisioni rischiose, ed è quindi fondamentale nel processo decisionale".

I meccanismi identificati, prosegue, "possono consentire di sviluppare tecniche per curare alcuni sintomi comportamentali del Parkinson, oltre a quelli motori e allo stesso tempo ci danno un quadro più chiaro del ruolo delle varie aree del cervello nel processo decisionale".

Secondo studi recenti, la rete di piccole strutture di neuroni (i gangli della base) che aiuta la corteccia cerebrale a controllare i movimenti controlla anche i comportamenti, modulando anche la tendenza al rischio. Nelle persone con Parkinson i gangli della base non funzionano più correttamente e le conseguenze sono molto gravi non solo sui movimenti, ma anche sui processi decisionali, determinando un disturbo del controllo degli impulsi che aumenta l'attrazione verso tutto ciò che è rischioso.

Per capire i meccanismi alla base della malattia i ricercatori hanno registrato e confrontato l'attività di singoli neuroni nei gangli della base di pazienti parkinsoniani con o senza disordini del controllo degli impulsi. Le differenze emerse hanno permesso di creare un algoritmo per identificare i pazienti con disordini basandosi sull'osservazione dei loro neuroni.

Secondo Silvia Ramat, responsabile della Parkinson Unit dell'Aou di Careggi, lo "studio rappresenta un passo con importanti implicazioni cliniche che consentirà di attuare una terapia estremamente personalizzata per ogni paziente".

(Unioneonline/v.l.)

© Riproduzione riservata

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