L’esordio può essere molto precoce, già dagli 8 anni, ma spesso i primi segnali segnali vengono sottovalutati e la malattia si complica. Sono oltre 3 milioni gli italiani colpiti da Disturbi del comportamento alimentare (Dca), di cui il 30% under 14: non solo anoressia e bulimia, ma anche nuove patologie emergenti e ancora poco conosciute.

A ricordarlo la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla per la sensibilizzazione contro i Dca, con iniziative in tutta Italia: agire subito e chiedere aiuto agli specialisti è l'invito rivolto a famiglie e genitori.

«Cinque anni fa si parlava di “Covibesity” per descrivere il peggioramento dell’obesità tra bambini e adolescenti a seguito del confinamento causato dal Covid, e del conseguente cambiamento delle abitudini alimentari in 4 su 10 di essi: spiega la pediatra Anna Maria Bottelli. «In un anno si osservò l’incremento di oltre il 3% dei soggetti obesi. Dalla Società Italiana di Pediatria furono dati importanti consigli per una sana alimentazione: consumare 5 pasti al giorno – 3 principali e 2 spuntini -, almeno 5 pasti alla settimana in famiglia, non saltare la prima colazione (porta a un consumo elevato di alimenti nelle ore successive), limitare prodotti da fast food e snack a elevato contenuto energetico - ricchi di grassi saturi, zuccheri raffinati e sale -, ridurre le bevande zuccherate e porre attenzione alle porzioni degli alimenti. Esercitare inoltre attività fisica quotidiana per almeno 60 minuti e limitare il tempo trascorso davanti agli schermi, specialmente durante i pasti. Infine evidenziare il ruolo della dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, legumi, con un consumo equilibrato di uova, pollame, pesce, prodotti caseari e ridotto invece di carne rossa. Consigli sempre validi per l’intera famiglia, ma forse disattesi allora e negli anni successivi».

Qualche anno dopo, ricorda ancora l’esperta, «si parlò di gestione e presa in carico dell’obesità (GP), come malattia cronica complessa, multifattoriale che può coinvolgere diversi organi e apparati, associata a svariate patologie sia nel breve che nel lungo termine». Si valutò cioè di poterla trattare in modo integrato, a partire dalla prevenzione, per passare a un interessamento multidisciplinare, fino a un coinvolgimento di tutta la società: famiglie, scuole, industrie, media e mondo politico-sanitario. «Venivano informate le persone sugli aspetti nutrizionali dei prodotti da acquistare – precisa Bottelli – educandole a un consumo consapevole, per mantenere una salute buona attraverso una alimentazione sana. Strategie mirate suggerite in fase di preconcepimento e poi in gravidanza, con successiva attenzione all’alimentazione del primo biennio di vita. Ciò per ridurre le conseguenze sanitarie, sociali, economiche a lunga gittata, ovvero il rischio di complicanze dell’obesità, cercando invece di migliorare la qualità della vita a monte. Ma nonostante queste e altre prese di posizione la situazione non è per nulla cambiata».

I dati dell’Istituto Superiore di Sanità parlano chiaro: in Italia un bambino su cinque - tra gli 8 e 9 anni - è in sovrappeso (quando l’Indice di Massa Corporea - è compreso tra 25 e 29,9), circa il 10% è obeso (quando il BMI è > 30), oltre il 2% presenta un’obesità grave. 

Ma come far fronte a questa emergenza? «Si cerca di intervenire precocemente – precisa Bottelli – quando nel bambino il cervello è ancora plastico (capace di regolare appetito, sazietà, energia) quindi prima che si consolidino comportamenti sbagliati. L’età più consona per l’intervento è tra i 6 e gli 11 anni, quando ancora le vie neurali del metabolismo possono essere guidate per evitare la successiva disfunzione metabolica. I 120 bambini seguiti per 5 mesi in uno studio romano manifestavano anche problemi di sonno, difficoltà nella regolazione emotivo/comportamentale, alterazioni della memoria. L’intervento multidisciplinare di un team di specialisti comprendeva dieta appropriata, attività fisica ben strutturata, promozione di corretti stli di vita, sostegno psicologico, ecc. ma soprattutto coinvolgimento attivo dei genitori. Il progetto, che prevedeva 2 o 3 incontri online settimanali da parte dei bambini, ha dato risultati positivi già nel breve periodo, segnalando un miglioramento della composizione corporea, del peso, del controllo della fame, del sonno e dei vari aspetti comportamentali».

Una evidenza, dunque, dell’importanza di un approccio multidisciplinare che prenda in carico il bambino a 360 gradi.

(Unioneonline/v.l.)

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