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Persone, non numeri: una prima pagina storica

Un elenco di uomini e donne di tutto il Paese
la sede del new york times (l unione sarda careddu)
La sede del New York Times (L'Unione Sarda - Careddu)

Una lunga lista per dire che non sono solo numeri. "Una perdita incalcolabile", questo il titolo della prima pagina del New York Times di domenica 24 maggio nella quale sono elencate circa mille vittime americane del coronavirus.

Un documento destinato a entrare nella storia in tutta la sua tragicità. "Loro non erano semplici nomi su una lista. Loro erano noi". Un testo essenziale per accompagnare le sei colonne in cui il prestigioso quotidiano newyorchese ha provato a uscire dalla logica dei numeri e consegnato alla memoria una breve biografia di ciascuna delle persone citate proprio nel giorno in cui gli Stati Uniti si avvicinavano alla triste soglia dei 100mila morti. Uomini e donne di tutto il Paese le cui informazioni sono state recuperate attraverso i necrologi pubblicati da familiari e amici sui giornali da quando il Covid 19 ha iniziato a uccidere anche oltre Oceano. I nomi Regina Cullen morta a 81 anni, di lei scrivono che fosse piccola di statura ma grande di spirito; Antonio Nieves, 73enne di Chicago, sempre indaffarato in mille progetti, Regina Dix-Parson, cantante gospel uccisa dal virus a 75 anni. Questo è solo un piccolissimo esempio del grande lavoro svolto per rendere omaggio a chi non ce l'ha fatta. Sembra, tuttavia, sia solo una tappa di un viaggio attraverso il quale il New York Times intende commemorare i troppi morti. A pochi giorni dalla pubblicazione della lista, il quotidiano della Grande Mela ha interrogato i suoi lettori: "Cosa pensate della decisione del Times di segnare il tragico traguardo dei 100.000 morti in questo modo?". E ancora: "Cos'altro possiamo fare come nazione per rimarcare e piangere queste vite?". L'iniziativa editoriale è stata molto apprezzata in tutto il mondo e la prima pagina del 24 maggio è già destinata a essere ricordata tra quelle che hanno segnato la storia.

L'archivio Impossibile dimenticare l'edizione andata in edicola il 12 settembre del 2001 nella quale si dava notizia dell'attacco terroristico alle Torri gemelle: "U.S. attacked" urlava il titolo di prima pagina sopra la foto che mostrava i grattacieli in fiamme. O ancora la frontpage con la quale è stato annunciato lo sbarco dell'uomo sulla Luna: "Men walk on Moon: astronauts land on plain, collect rocks, plant flag" recitava il titolo sopra le tre foto che ritraevano la straordinaria impresa.

La prima pagina del 24 maggio 2020
La prima pagina del 24 maggio 2020

Fogli che colpiscono i lettori e diventano pezzi da collezione per appassionati. Su internet è disponibile un video che in meno di un minuto propone più di 60mila prime pubblicate dal 1852. Si tratta di un progetto grafico realizzato da un artista di San Francisco di nome Josh Begley e uscito nel 2017: un efficace racconto visivo nel quale progressivamente si passa dalle prime incisioni alle fotografie in bianco e nero per arrivare a quelle a colori. A raccontare la storia sono le pagine inizialmente composte solo di testi: parole su parole dove a segnare un intervallo era solo qualche titolo qua e là. Con lo scorrere dei secondi però le parole lasciano il posto alle immagini che diventano sempre più presenti: protagoniste nel raccontare i più importanti eventi della storia. Ma è l'arrivo del colore a fare la differenza, a spettacolarizzare la notizia fino ai numeri più moderni. Grazie al montaggio eseguito da Begley in un colpo d'occhio è possibile cogliere la grande trasformazione della stampa del più famoso quotidiano americano. Il memoriale Sulla prima pagina dedicata alle vittime del Covid-19, però, non ci sono foto: lo spazio è riservato alle parole, elementi indispensabili per consegnare ai lettori l'essenza di ogni vita perduta e restituire dignità alle cifre. Poche lettere per raccontare di nonne premurose, medici devoti, pittori talentuosi, pensionati ai quali piaceva guidare, tirare tardi e fare grandi abbuffate. Mogli, mariti, figli o sorelle per chi li ha amati e li ha visti andar via. Nomi senza un volto per il resto del mondo almeno fino al 24 maggio, quando la lista tremendamente lunga del New York Times li ha resi un po' meno sconosciuti. Persone, non più numeri.

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