SALUTE

La scoperta

Diabete, l'insulina "intelligente" che evita le ipoglicemie

Una versione modificata dell'ormone capace di regolare con precisione la quantità di zucchero assorbita dai tessuti
immagine simbolo (foto da google)
Immagine simbolo (foto da Google)

Una versione "modificata" dell'insulina, capace di regolare con precisione la quantità di zucchero assorbita dai tessuti in modo da abbassare la glicemia solo fino ai livelli normali e non oltre.

Una scoperta eccezionale, dunque, che potrebbe evitare il rischio di ipoglicemie ma non solo.

L'annuncio arriva da un gruppo di ricercatori dell'Università di Los Angeles, che hanno descritto la

creazione di questa variante "smart" dell'ormone sulla rivista Proceedings of the National Academy of Science.

Una svolta importante, dunque, per le persone affette da diabete di tipo 1 e dunque costrette nel continuo alla terapia insulinica, ma che potrebbe dare importanti benefici anche nel trattamento dei pazienti con diabete di tipo 2.

Assumere una quantità non corretta di insulina può infatti portare a un calo eccessivo della glicemia, con conseguenze negative per l'organismo. Per evitare questo rischio, i ricercatori hanno attaccato a "i-insulina" un inibitore del trasportatore del glucosio (Glut): quando i livelli di glicemia si abbassano troppo, l'ormone blocca parzialmente l'assorbimento dello zucchero all'interno delle cellule, lasciandolo nel sangue e prevenendo così l'ipoglicemia.

In questo modo, in sostanza, si dotano i pazienti di una "riserva" insulinica che verrebbe utilizzata solo quando la glicemia è elevata e che invece, man mano che la glicemia scende verso livelli normali, diventerebbe meno attiva abbassando il rischio di provocare ipoglicemie.

"La nostra nuova insulina lavora come una chiave intelligente – ha chiarito l'autore principale dello studio, il ricercatore Zhen Gu - lascia entrare il glucosio nelle cellule, ma ne previene l'eccessivo assorbimento quando la glicemia ha raggiunto livelli normali". Non solo, la nuova "i-insulina" reagirebbe prontamente anche alle iperglicemie.

Al momento la sperimentazione è avvenuta solo con esperimenti condotti su topi, ma i risultati estremamente incoraggianti promettono importanti sviluppi futuri per tutti i malati.

(Unioneonline/v.l.)

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