SALUTE

Scienza

Il marcatore nel sangue che svela l'infarto: a Roma l'eccezionale scoperta

Tramite il marcatore "Mir-423" è possibile individuare quei soggetti che potrebbero andare incontro ad un evento acuto in un breve tempo
immagine simbolo (ansa)
Immagine simbolo (Ansa)

Un nuovo marcatore genetico, capace di identificare i soggetti più a rischio infarto.

È la scoperta al centro del nuovo studio pilota pubblicato sulla prestigiosa rivista Plos One, dal titolo "MiR-423", e frutto di una sinergia fra i ricercatori della Sezione di Genetica Medica, guidati da Giuseppe Novelli, e quelli della Sezione di Cardiologia dell'Università degli Studi di Roma "Tor Vergata" e del Policlinico Tor Vergata di Roma diretti da Franco Romeo.

La ricerca, in particolare, evidenzia la possibilità di giungere a diagnosi precoci, e quindi prevenire nuovi decessi, grazie all'individuazione di un nuovo biomarcatore genomico, il MiR-423.

Ad oggi, nonostante siano stati identificati un certo numero di loci genetici nella malattia coronarica, molto poco si sa sul loro preciso contributo. Inoltre è sempre più evidente che ogni paziente ha una propria risposta al trattamento ed alla terapia. In questo contesto, la comprensione delle relazioni tra variabili ambientali e genetiche/epigenetiche potrebbe consentire di distinguere un paziente da un altro, offrendo l'opportunità di impostare un'analisi personalizzata del profilo del rischio del paziente.

La novità, poi, consiste proprio nella possibilità di poter individuare quei soggetti che potrebbero

andare incontro ad un evento acuto in un breve tempo.

Una scoperta non certo da poco: la malattia coronarica con la sua complicanza principale, l'infarto miocardico, è una delle principali cause di morte e disabilità sia nei Paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo e in Italia uccide circa 70mila persone all'anno.

In Italia l'infarto miocardico rappresenta la prima causa di morte (circa l'8% delle morti totali, mentre se si considera la globalità della malattia ischemica cardiaca il numero sale al 12%).

Si stima che in Italia in un anno oltre 135mila individui siano colpiti da un evento coronarico, con una mortalità preospedaliera del 30%. Diventa dunque di primaria importanza la prevenzione e la diagnosi precoce di un evento acuto che interessa il cuore.

(Unioneonline/v.l.)

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