POLITICA

L'intervista

Il vicepremier: "Vi darò il salario minimo. Nell'Isola ha vinto un'accozzaglia"

Botta e risposta con il capo politico del Movimento 5 Stelle
luigi di maio (ansa)
Luigi Di Maio (Ansa)

Cinquestelle e Lega, nemici come prima. Certo, è campagna elettorale (europea): però che botte - verbali - da parte di Luigi Di Maio al suo partner di governo. L'alleanza Salvini-Orban? «Un problema per l'Italia». L'insistenza sulle Province? Vogliono riaprire «inutili poltronifici». E poi l'affondo sulla maggioranza a trazione leghista che ha vinto in Sardegna, «un'accozzaglia politica che sacrifica gli interessi dei cittadini». Ma il vicepremier, alla vigilia del suo arrivo in Sardegna (oggi farà tappa ad Alghero, Cagliari e Assemini), esclude anche nuove geometrie politiche, basate sul rapporto col Pd: «Non mi fido, sono un partito rinato stanco».

Lei viene nell'Isola per le Europee. Nel derby europeisti-sovranisti, dove si schiera il M5S?

«Dalla parte delle idee, come abbiamo sempre fatto in questi anni. Europeisti e sovranisti sono la stessa cosa quando scelgono di non riformare il Trattato di Dublino, creando il problema dei migranti, o quando scelgono di appoggiare politiche di austerità. Al Parlamento europeo, in questi anni, le scelte delle parti cosiddette contrapposte sono state le medesime».

A quali scelte si riferisce?

«Beh, per esempio si sono rifiutati di redistribuire i migranti e di dare respiro economico ai Paesi in difficoltà. Questi sono fatti e voti espressi a Strasburgo, non parole da campagna elettorale. Per non parlare di quando i sovranisti europei si sono messi di traverso alla nostra Legge di Bilancio. Allearsi con loro vuol dire allearsi contro l'Italia e contro gli interessi degli italiani».

L'alleanza di Salvini con Orban è un problema per il M5S?

«Potrebbe diventare un problema per l'Italia, per le ragioni che le ho esposto prima. Dobbiamo sgomberare il campo da questo equivoco: soprattutto Orban, in questi ultimi cinque anni a Bruxelles, ha votato assieme a tutto il Ppe i provvedimenti che maggiormente ci hanno danneggiato come sistema Paese e che, in un'ottica più ampia, hanno messo in ginocchio tutto il Sud Europa. Lo ha fatto a braccetto con l'altra ala, quella che lei ha chiamato "europeista", riconducibile all'S&D dove milita il Pd, in una maggioranza a Strasburgo che ci ha schiacciato».

Schiacciato con l'austerity?

«Non sto parlando solo del lato economico, ma anche della tutela delle nostre eccellenze, del nostro "made-in", dei nostri imprenditori e dei nostri cittadini. Le faccio un semplice esempio: ci ricordiamo cosa è stato il bail-in per i nostri risparmiatori? Conti correnti prosciugati dall'oggi al domani per migliaia di persone. Quel provvedimento a livello comunitario l'hanno promosso il Ppe e l'S&D, ora noi stiamo raccogliendo i cocci risarcendo i risparmiatori truffati».

Il primo punto del vostro programma per l'Europa è il salario minimo. Ma in Italia riuscirete ad attuarlo?

«Il salario minimo orario è una questione di civiltà, come lo è il reddito di cittadinanza che proprio in questi giorni sta ridando speranza a milioni di italiani. Sul fronte del lavoro c'è ancora molto da fare, e noi lo faremo».

Se la Lega non dovesse votarlo, potrebbe eventualmente passare col sostegno del Pd?

«Il mio auspicio, la mia volontà e il mio appello è stato rivolto alla Lega. Ad essere onesto, non mi fido di un partito rinato stanco, la cui prima proposta è quella di alzare gli stipendi dei parlamentari o ripristinare i vitalizi. Sono sempre gli stessi, ogni tanto cambiano maschera ma la sostanza è quella. Hanno governato l'Italia e in parte anche l'Europa negli ultimi vent'anni assieme a Forza Italia, lasciandoci le macerie».

Niente Giunta regionale a 68 giorni dalle elezioni: come valuta questa situazione?

«È la classica situazione che nasce quando accozzaglie politiche tengono in ostaggio le regioni, che invece avrebbero bisogno di essere aiutate. In campagna elettorale fanno a gara di promesse, alla prova dei fatti non sono nemmeno in grado di far partire una Giunta. E così, purtroppo, gli interessi dei cittadini vengono sacrificati».

Il presidente del Consiglio regionale, il leghista Michele Pais, propone nell'Isola due Province autonome come in Trentino. Lei resta contrario alle Province, o se ne può discutere?

«Mi sembra che il M5S sia stato molto chiaro su cosa pensa delle Province. È un inutile poltronificio a carico dei contribuenti italiani che intendiamo definitivamente abolire. Ma davvero qualcuno sente la mancanza di elargire con soldi pubblici altre duemila poltrone agli amici degli amici?»

Il presidente Solinas le ha scritto per accelerare le firme sugli accordi di programma per la riconversione delle aree industriali. Può rassicurare lui e i sardi su questo tema?

«Sono state fatte dagli uffici del ministero dello Sviluppo economico le ultime verifiche sul testo dell'accordo di programma. Già nei prossimi giorni verrà trasmesso alla Regione Sardegna e alle altre istituzioni coinvolte, per procedere speditamente alla sua sottoscrizione».

Giuseppe Meloni

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